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– Longa Manus, nulla di fatto.
E’ stata aggiornata al 20 febbraio 2012 l’udienza preliminare per il caso Longa Manus, la maxi-inchiesta sul traffico di rifiuti pericolosi aperta nel 2007 dalla Procura di Viterbo e che vede attualmente coinvolti tredici soggetti tra persone e società. Le accuse vanno dal falso ideologico alla corruzione aggravata, fino allo smaltimento illegale di rifiuti.
All’udienza di questa mattina, i legali delle società Consit e Sap, incaricate di raccogliere e smaltire i rifiuti a Montefiascone e riscuotere la tassa sugli Rsu, hanno avanzato alcune eccezioni sulle notifiche di fissazione dell’udienza, viziate da alcune anomalie. Il gup Francesco Rigato le ha accolte e ha rinviato il tutto all’anno prossimo.
Ma neppure la prossima udienza sarà quella della discussione. Prima di passare a requisitoria e arringhe finali, gli avvocati hanno lasciato a intendere di avere ancora molto da dire. Soprattutto sulle intercettazioni e su alcune analisi richieste dai pm Stefano D’Arma e Franco Pacifici. Di entrambe, i legali chiederanno l’inutilizzabilità. La stessa richiesta era già stata avanzata l’anno scorso e rigettata dal gup Franca Marinelli, che rinviò a giudizio tutti, eccetto l’ex sindaco di Montefiascone Fernando Fumagalli, prosciolto, e l’ex suo vice Sandro Leonardi, assolto.
Gli altri dodici si presentarono in veste di imputati al processo nel dicembre 2010. Ma, per un problema di nomina degli avvocati, Longa Manus fece un passo indietro. Tutti gli atti della vecchia udienza preliminare furono annullati. E dal dibattimento, si tornò davanti a un nuovo gup.
L’inchiesta prese avvio nel maggio 2007, quando gli uomini i carabinieri del comando Tutela ambiente denunciarono 28 persone e ne arrestarono 10.
Tra questi c’erano anche l’allora sindaco di Montefiascone Fumagalli, l’assessore Valdo Napoli e il segretario comunale Luciano Carelli, accusati di corruzione perché, secondo i pm, avrebbero assegnato a trattativa privata l’appalto per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti a una società mista in cambio dell’assunzione di 12 persone.
In un secondo momento ricevettero un avviso di garanzia anche Leonardi e Fabrizio Turchetti, responsabile della logistica della Sieco.
Insieme a parte della giunta comunale, finirono agli arresti con l’accusa, a vario titolo, di smaltimento illegale di rifiuti, corruzione aggravata e, per gli amministratori, falso ideologico, anche tecnici e responsabili di società consorziate: Bruno Mancini, titolare della discarica di Tuscania, Angelo Bologna, amministratore del gruppo Econet-Sieco, Antonio Sini, amministratore della Consit Scarl, Luigi Giuseppe Ferri, amministratore e responsabile tecnico della Sap, Massimo Jandolo, direttore tecnico del gruppo Econet-Sieco; Fabio Boni, addetto commerciale del gruppo Econet-Sieco, Giuseppe Bologna, amministratore della Econet-Sieco.
La tesi dell’accusa è che la maggior parte degli indagati abbia dato vita a struttura finalizzata al traffico e allo smaltimento illecito di rifiuti speciali pericolosi e non, costituiti da fanghi di depurazione contenenti alte concentrazioni di piombo, nichel, cadmio zinco e mercurio, terre di bonifica inquinate da Pcb, nonché altri rifiuti tossico-nocivi, tutti particolarmente dannosi per l’ambiente e la salute dell’uomo, destinati a tre discariche di Toscana, Puglia e Sardegna e terreni agricoli della provincia di Viterbo.
23mila tonnellate tra rifiuti tossico e pericolosi sono stati smaltiti illegalmente in Sardegna, Toscana, Lombardia dall’agosto 2006. Una parte dei materiali miscelati con rifiuti organici normali è stata riversata anche su terreni agricolo nel Viterbese.
