- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

Prestazioni sanitarie, tempi di attesa inaccettabili

Condividi la notizia:

L'ospedale di Belcolle

Riceviamo e pubblichiamo – Interveniamo nuovamente sul tema delle prestazioni assistenziali, questione che di giorno in giorno diviene sempre più critica, in un momento in cui è, sostanzialmente già pressoché compromesso il diritto alla salute degli utenti – e ciò è evidente già dalla lunghezza intollerabile delle liste di attesa.

Liste di attesa che subivano un non trascurabile – e a questo punto essenziale – abbattimento per effetto dell’acquisto delle prestazioni aggiuntive da parte del personale, regolate mediante ripartizione di un fondo apposito; tali prestazioni, peraltro, oltre ad apprestare un presidio al diritto alla salute, comportavano un risparmio in termini di costi della mobilità sanitaria verso altre Regioni o verso strutture private.

Nel solo anno 2009, le prestazioni aggiuntive valevano 570mila euro; dunque una somma neppure particolarmente ingente, una gran parte della quale era recuperata come sopra spiegato.

Nell’ambito degli ormai insopportabili tagli lineari, il costo di tali prestazioni previsto per il 2012 sembra arrivi al massimo al 50%.

Tali prestazioni erano assicurate dalla buona volontà del personale, che accettava di lavorare stabilmente oltre l’orario normale; non può sfuggire che, trattandosi di attività in effetti istituzionale, ciò concreta, al tempo stesso, un risparmio in vostro favore e uno sfruttamento del lavoro.

Infatti, non sarebbe neppure in astratto possibile coprire esigenze non transitorie mediante ricorso ad orario extra lavorativo, ma la sanità sarebbe obbligata a nuove assunzioni fino alla soddisfazione delle esigenze.

In questo senso, il meccanismo della ripartizione del fondo tra gli operatori che prestavano la propria opera, che assicurava un compenso pari a circa 40 euro lordi orari, era eccezionalmente vantaggioso per l’azienda, e la Regione…

Ora, apprendiamo, intanto che la Regione pretenderebbe di modificare il sistema vigente, cui le aziende si sono contrattualmente impegnate per tutto l’anno in corso, retroattivamente dall’ottobre 2011, e in violazione dei contratti stipulati.

Proposta, questa, che la presente rinvia al mittente.

I lavoratori, per quest’anno, presteranno la propria opera come concordato.

Salvando, per ancora qualche decina di giorni, la sanità della Regione, o quanto meno della Provincia.

Dato che, per quanto ci è dato comprendere come organizzazione sindacale maggiormente rappresentativa del comparto, il nuovo sistema di compenso delle prestazioni, che prevede un compenso di poco più di 21 euro lordo orario (onnicomprensivo di ogni voce anche indennitaria) è stato respinto dal personale quasi all’unanimità.

Nel senso, che, ad oggi, la quasi totalità del personale non sembra accettare di svolgere un’attività tanto onerosa a fronte di compensi pressoché offensivi.

E di qui giungiamo al vero cuore del problema.

Crediamo che la Regione Lazio non abbia non soltanto indovinato, ma neppure compreso cosa significhi la sanità nel nostro sistema costituzionale, in un sistema di tutela rinforzato dalla adesione alla Comunità Europea e alla Cedu.

Indubbiamente, si affronta il problema dei costi mediante tagli lineari; il che, nel rispetto delle discrezionalità politiche, è consentito e possibile fatto salvo il rispetto dei diritti costituzionalmente garantiti.

Quale che sia la gerarchia di tali diritti, il diritto alla salute è il più rilevante.

Le liste di attesa, già come sono oggi, sono inaccettabili.

Se il rifiuto del nuovo sistema persisterà, i tempi saranno raddoppiati.

Il punto è che le aziende, programmando alcune prestazioni a distanze temporali così remote, nella sostanza le rifiutano.

E il vero guaio (per i cittadini, finora, ma in prosieguo per l’azienda e la Regione) è che non possono rifiutarle.

Le aziende, la Regione, lo Stato possono fare tutto quello che vogliono.

Ma la prima cosa che devono fare (prima della sicurezza, dell’istruzione, di tutto) devono assicurare il diritto alla salute.

È questione ormai di pochi giorni; poi, gli utenti assicureranno il loro diritto per via legale.

Lo stiamo vivendo in questi giorni: nascondere la testa sotto la sabbia non serve a nulla.

Ovviamente, siamo disponibili a fare la nostra parte; se la contingenza prevede dei sacrifici, siamo pronti ad adoperarci con i lavoratori perché ne sopportino la loro parte.

Da parte nostra chiediamo di voler fissare immediatamente un incontro, per poter provare a risolvere la questione; prima dell’irreparabile, ormai imminente.

Confidiamo in un riscontro tanto urgente quanto la situazione lo richiede.

 

Angelo Sambuci
Segertario generale Uil Fpl


Condividi la notizia: