Riceviamo e pubblichiamo – Inizia Viterbo, poi toccherà ad Acquapendente e Bolsena. Tra tutte le scelte errate in materia di sanità, forse questa è la più incomprensibile: ci mancava solo il 118 affidato ai privati.
Alla faccia di quanti sono in graduatoria dopo aver affrontato un regolare concorso e di tutti i precari che attendono certezze. Insomma, uno schiaffo bello e buono ai diritti dei lavoratori interni. E invece la Regione Lazio proprio questo ha deciso di fare.
L’Ares 118 regionale ha infatti provveduto a esternalizzare una parte del servizio a una cooperativa, anche all’interno del sistema sanitario del Viterbese, con l’attivazione della sede del capoluogo, cui seguiranno le altre due. I costi? Circa 1,8 milioni di euro l’anno, ovvero 1.400 al giorno per ogni sede. Non solo non si risparmia, ma si ottiene l’effetto opposto: si spende di più. Oggi nella Tuscia al 118 risultano assegnati 100 operatori tra medici, infermieri e autisti.
E il precariato rappresenta una parte rilevante. Ma non si dovevano prima stabilizzare loro, che hanno già esperienza e professionalità? E quanti hanno affrontato i concorsi e sono in graduatoria, perché devono essere superati dal personale privato? E’ una disparità di trattamento intollerabile, soprattutto perché su modalità e criteri di selezione utilizzati dalla cooperativa privata non si hanno certezze, quindi valutare competenza e professionalità è impossibile.
Come se non bastasse, con l’esternalizzazione il parco mezzi potrebbe risultare inutilizzato, con ulteriore spreco di risorse.
Per tutti questi motivi ho presentato un’interrogazione al presidente della Regione Renata Polverini. Dobbiamo capire perché ha affidato ai privati un servizio fondamentale come questo e dove stanno l’ottimizzazione operativa ed economica. Ha previsto almeno un monitoraggio sugli standard qualitativi e quantitativi?
Crediamo che la stabilizzazione del personale e la preservazione della sua unità e integrità operativa sarebbe stata una scelta molto migliore rispetto a una che invece porterà a più posizioni economiche e gestionali. Possibile che la Polverini, che pure è stata sindacalista, non se ne renda conto?
Giuseppe Parroncini
Consigliere regionale Pd
