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Cementificio, dal Comune solo un silenzio assordante

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Montalto di Castro

Montalto di Castro

Riceviamo e pubblichiamo – Mentre si accendono i riflettori sulla scelta dell’amministrazione Carai di spendere circa quattro milioni di euro per il secondo stralcio dell’area industriale, vorremmo far luce nel buio di una della realtà lavorative già esistenti in quella zona.

Purtroppo lavorativa solo come modo di dire, visto che il Cementificio del gruppo Italcementi ha disposto già dall’estate 2010 la cassa integrazione a zero ore per le circa 20 persone occupate e che questa è passata da ordinaria a straordinaria nell’ottobre 2011 con scadenza fra un anno.

Il progetto industriale che secondo alcuni doveva impiegare masse di cittadini montaltesi e coinvolgere imprese locali, quelle che per capirci hanno sostenuto onerosi investimenti per acquistare costosissimi camion, sta dunque volgendo verso la chiusura triste e definitiva dell’impianto.

Del quale si prende atto in un silenzio assordante e senza che si sia data risposta ad alcuni legittimi interrogativi.

Non si capisce ad esempio come mai l’impianto di macinazione gemello di Ravenna, costruito anch’esso nel 2003 dal colosso messicano Cemex e venduto , guarda caso, in contemporanea nel 2005 al gruppo Italcelmenti, sia, a differenza di quello di Montalto, tuttora in produzione.

Risulta incomprensibile la logica industriale che ha spinto il quinto produttore al mondo nel settore a fare un investimento di diversi milioni di euro, per poi decretare in tempi rapidissimi la sua chiusura lasciando sul territorio solo un gigante di ferro vuoto a sfregio del paesaggio.

E’ significativo in tal senso l’abbandono di ogni tentativo di conversione dell’impianto verso prodotti di maggiore efficacia commerciale e la rinuncia, piuttosto sinistra, a qualsivoglia forma di manutenzione in vista di una ripresa dell’attività.

Infine ci sfuggono le azioni amministrative e politiche intraprese dall’amministrazione comunale per fermare questa deriva e impedire che l’imminente chiusura dell’impianto si tramuti in un considerevole danno economico e sociale.

Ci risulta, e vorremmo sinceramente essere smentiti, che anche in un recente incontro con i vertici del gruppo Italcementi ci si sia limitati a una sterile presa d’atto, mentre sarebbe stato doveroso convocare con urgenza un tavolo sul problema investendo Istituzioni locali e provinciali, sindacati e associazioni di categoria, lavoratori.

Noi ci saremmo aspettati questo ed avremmo fatto questo, piuttosto che consumare soldi per devastare altro territorio, espropriando terre a naturale vocazione agricola per realizzare un inutile allargamento di una inesistente area industriale.

Dando una speranza e un segnale di attenzione a quelle venti famiglie e ai tanti altri che nel nostro Comune vedono il loro destino lavorativo addensato di molte incertezze e di poche alternative.

Alternativa democratica


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