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La sanità della Tuscia cade pezzo a pezzo

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Riceviamo e pubblichiamo – In questi giorni d’avvento, invece che di una venuta per questa provincia si tratta di una nuova partenza: un altro pezzo di quella sanità pubblica funzionante se ne va ed è il laboratorio analisi di Ronciglione.

Credo di poter affermare a ragione uno dei migliori di tutta la provincia, perché la sua attività principale era stata impostata da Aulo Brutti insieme ad un team di operatrici e operatori motivati e bravi professionalmente.

Voglio anche ricordare che Brutti è stato il più stretto collaboratore di Giambattista Lo Monaco, colui che ha fondato ed istituito la medicina di laboratorio a Viterbo.

Il laboratorio analisi di Ronciglione ha chiuso i battenti, per essere accorpato a quello di Civita Castellana, neanche a quello di Viterbo, dove poteva esserci almeno una minima considerazione logistica, considerato il Poc e la distanza chilometrica.

Tutto questo è stato fatto molto in sordina, scorporando del tutto i laboratori analisi dalla riorganizzazione della rete ospedaliera,senza alcuna programmazione sanitaria che tenga conto della situazione viaria, di collegamento, delle distanze chilometriche e soprattutto dei cittadini.

I laboratori sono servizi essenziali, fondamentali degli ospedali e del territorio insieme alle Radiologie e la Diagnostica per immagini; sono molto importanti, perché fanno diagnosi, controllano le terapie, i follow-up dei tumori, danno sicurezza ai cittadini, quando sono facilmente raggiungibili, capaci di rassicurarli sui risultati o di approfondire ulteriori indagini E’ questo il loro ruolo più’ importante, dimostrato dall’Iso 9000 che basa in gran parte il rilascio della certificazione di qualità dei laboratori proprio sul rapporto servizio-cittadini.

Il laboratorio analisi di Ronciglione lavorava a pieno ritmo, senza prenotazione, offrendo risposte appropriate e rapide nel giro di qualche ora o in giornata per controllare terapie antiblastiche, terapia anticoagulante, ma in grado anche di consegnare referti completi di routine in giornata o il giorno successivo,più giorni per le colture positive.

In questa maniera tutto questo si perde, basta pensare a chi esegue un prelievo a Monterosi, che deve passare per Ronciglione, per proseguire poi per Civitacastellana,per avere una risposta gli utenti dovranno sicuramente attendere più tempo, ma soprattutto minore sarà la tempestività con la quale i campioni biologici raggiungeranno la sede di esecuzione a discapito della qualità.

Tutto questo non è giustificabile da nessun punto di vista, in quanto i laboratori incidono in maniera ridotta nella spesa sanitaria complessiva, senza considerare gli alti incassi dei tickets, tra l’altro sempre più esorbitanti in questa regione, ma vengono smantellati e accentrati, mentre le Radiologie rimangono.

Anche nell’organizzata Emilia Romagna, che ha una situazione viaria moderna, con tempi di percorrenza rapidi, dove la sanità è più funzionante, gli accentramenti dei laboratori hanno prodotto solo danni, sono diventati esamifici che producono meri numeri in tutti sensi e non più servizi, non hanno inciso sui costi, tanto da farli ritornare sulle decisioni prese.

Con l’accentramento, in questa provincia non ci sarà un risparmio economico, servirà solo a desertificare sempre più i territori, a far sentire i cittadini sempre più soli e abbandonati nel momento del bisogno. Servirà, questo sì, a facilitare ai prossimi tagli alla sanità nazionale di gennaio a decurtare ulteriormente le strutture sanitarie dell’intera provincia compreso l’ospedale provinciale di Belcolle, per quella macroarea in cui siamo stati inglobati, che ci ha sottratto i nostri posti letto e che il primo atto del governo Monti su Roma capitale, non illudiamoci ci restituirà qualcosa.

La cosa che lascia più sconcerto è che a Ronciglione è ubicato il day hospital oncoematologico, che svolge un lavoro importantissimo, delicato, perché si deve misurare ogni giorno con quelle patologie che rendono le persone, talora bambini, più fragili, più vulnerabili, senza difese immunitarie, talvolta senza speranza e forse nessuno come noi che sul sangue lavoriamo, possiamo capirlo sino in fondo e quanto ulteriore disagio e sofferenza procurerà loro e alle loro famiglie,in quanto aumenteranno i tempi di attesa per i risultati delle analisi sia che verranno effettuate a Viterbo o a Civitacastellana.

In questa situazione sempre più precaria della sanità di questa provincia, almeno i sindaci del comitato di rappresentanza avrebbero il sacrosanto dovere di far sentire la propria voce: quello che la legge conferisce loro, perché non devono dimenticare di essere stati eletti per rappresentare le esigenze sanitarie dell’intero territorio provinciale e questo impegno lo devono onorare sino in fondo, soprattutto in questo momento di grande difficoltà sociale ed economica che finisce inevitabilmente di ripercuotersi in maniera negativa sullo stato di salute dei cittadini.

Proprio i sindaci potrebbero farsi promotori di un’azione unitaria, forte, solidale, ragionata, che sappia coagulare le tante voci di protesta che ogni giorno si levano da parte dei cittadini, degli operatori della sanità, delle organizzazioni sindacali, delle associazioni dei malati e delle famiglie, perché la sanità è un grande problema sociale che ha bisogno dell’interessamento e della soluzione da parte della politica.

Se non ora quando. Adesso, risponderebbero molte donne, io sono tra quelle.

Anna Maria Meaccini


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