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L’aeroporto è grande e Marini è il suo profeta

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Giulio Marini

Giulio Marini

– Aeroporto di Viterbo: da atto di speranza ad atto di fede (il Piano di sviluppo del sistema aeroportuale della Capitale redatto da Adr).

Che si realizzasse uno scalo nella Tuscia inizialmente era la speranza di tutti o quasi. Con il passare degli anni e di un’infinita serie di annunci ritardo, la speranza si è affievolita se non spenta del tutto, ma oggi arriva una novità.

L’aeroporto diventa un atto di fede. Bisogna crederci, secondo il sindaco Giulio Marini, perché nel piano di sviluppo predisposto da Adr, società che gestisce Fiumicino e Ciampino e che dovrà realizzare quello viterbese, la struttura è prevista.

Si sa che aprirà nel 2019, per trasportare tre milioni e 600mila passeggeri l’anno, con una media di diecimila al giorno e un investimento di 236 milioni di euro, frutto della rimodulazione della tariffa aeroportuale (entrate previste negli anni, 12 miliardi), che consentirebbe ad Adr di pensare allo sviluppo.

In realtà, la parte da leone del piano ce l’ha Fiumicino, ma complessivamente la Tuscia ne fa parte insieme a Ciampino, destinato a trasformarsi in city airport.

Più che volare, è una ruota che gira. Siamo di nuovo al punto di partenza. Eppure, dopo le dichiarazioni del presidente Adr Fabio Palenzona, il piano di sviluppo presentato, il rinnovato ok da parte del presidente della Regione Renata Polverini, per il sindaco di Viterbo Giulio Marini crederci è d’obbligo.

Le intenzioni ci sono, le carte pure: “Sono atti ufficiali – dice il primo cittadino in conferenza stampa – ognuno poi se ne assumerà le proprie responsabilità”. Certo, le infrastrutture ancora mancano e segnali non se ne vedono, certo il presidente Enac Vito Riggio ha detto che senza collegamenti ferroviari veloci non se si va da nessuna parte, ma il sindaco non si perde d’animo.
“Sarà motivo di discussione con il nuovo ministro. Già oggi a Roma ci si arriva in un’ora e dieci minuti. Andando in bus fino a Orte e poi col treno”. Non il massimo della comodità.

“Io non vorrei – continua Marini – che il motivo delle infrastrutture fosse accampato per non spendere quei soldi che invece sono previsti su Viterbo, realizzando lo scalo. Pure Alitalia lo ha detto chiaramente. Le low cost non possono andare a Fiumicino, significherebbe la morte della compagnia di bandiera.

Anche io concordo con quanto dice Riggio, ma aggiungo, diamoci da fare”.

C’è il masterplan, parte la concertazione e a Viterbo è ora di occuparsi sul serio del piano regolatore.

“Sono messo di nuovo in croce – Marini ci scherza – lo strumento va fatto, finora ci siamo trattenuti”.

Ma allo scalo il sindaco ci crede sul serio? “Vista la documentazione, sono costretto a crederci – conclude Marini – e a lottare per farlo.

Siamo costretti a metterci a lavorare, era più comodo per noi raccogliere i cocci, non lavorare. Ora dobbiamo farlo”.


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