Riceviamo e pubblichiamo – La manovra Monti? Come tutte le cose fatte di fretta: di solito non vengono molto bene e si rischia qualche errore.
Si poteva fare meglio. Le persone sono giustamente arrabbiate, ancora una volta è quella fascia di popolazione, che già fatica, a subire le conseguenze più pesanti.
Tuttavia, il giudizio non può essere tutto negativo, sarebbe inoltre un grave errore non ragionare su come si è arrivati a questa situazione. L’auspicio è che la cosiddetta fase due eviti che si sia messa acqua in un secchio bucato.
E’ ovviamente il tema del momento, tutti ne parlano ed è difficile trovare qualcuno che si dica soddisfatto dei provvedimenti messi in campo. Tuttavia è normale, se qualcuno pensava il contrario non aveva ben chiaro quale fosse il ruolo di Monti in questa fase, un governo transitorio sostenuto da avversari politici, in cui la mediazione costringe ad inevitabili compromessi, costretto a fare cassa in piena emergenza e, mi auguro, a preparare il terreno per il ritorno alla normalità, in cui finalmente mettere in campo quelle riforme strutturali che negli ultimi anni sono state solo fumose promesse.
Non ci si deve dimenticare che, nel contesto di una crisi mondiale, abbiamo assistito ad un governo che negli ultimi tre anni ha saputo solo negare la crisi, contraddistinguersi per azioni rivolte esclusivamente alla salvaguardia giudiziaria del “capo”, ha temporeggiato sulle scelte (non essendo in grado di farne) e svilito le istituzioni tra compravendita di parlamentari e qualche slogan indipendentista tipico del folklore leghista. Ecco in che mani siamo stati. Abbiamo rischiato il punto di non ritorno.
Immagino e spero che il Pd, viste le proposte strutturate che avanza da mesi e sta proponendo, vista la ricerca di unità interna in una fase difficile, in relazione di un Pdl ormai partito, fantasma e smembrato, avrebbe saputo fare molto meglio in questa fase, anzi, con una guida responsabile non saremmo proprio arrivati a questo punto.
Se fossimo andati al voto il centrosinistra avrebbe vinto le elezioni , non c’erano però i tempi e responsabilmente si è deciso di sostenere l’unica strada che poteva impedire il default. C’è la consapevolezza che è molto alto il rischio che il Pd paghi più di tutti questo senso di responsabilità, preferisco però un partito che accetta questo rischio, piuttosto che il cinismo di chi si cerca applausi e consenso non votando una manovra con la consapevolezza che tanto sarebbe passata lo stesso. Se il Pd avesse scelto la stessa strada dell’Idv e della Lega, avrebbe avuto qualche applauso in più ai comizi ma avrebbe determinato un disastro senza precedenti.
E’ un governo di tecnici, luci ed ombre, hanno ripristinato la dignità e la credibilità internazionale del nostro paese ma, parallelamente, stanno però peccando nella comunicazione: dovrebbero spiegare meglio il perché di questi interventi e soprattutto far risaltare gli aspetti positivi e le prospettive di rilancio. Far capire che ciò che è stato fatto in un mese non è tutto, che c’è un progetto. Personalmente sono fiducioso sul fatto che l’Italia riesca ad uscire dalla palude in cui abbiamo rischiato di annegare.
Grazie al lavoro costante di proposta e mediazione del Pd sono stati raggiunti obbiettivi importanti, anche se non basta. Dall’indicizzazione delle pensioni, alla riduzione della penalizzazione per chi va in pensione in anticipo, alle nuove regole per i lavoratori in mobilità, all’aumento della detrazione Imu sulla prima casa per le famiglie con figli, all’introduzione di un tetto per gli stipendi pubblici, al controllo sulla trasparenza delle operazioni finanziarie, l’abolizione dei vitalizi a partire dalla prossima legislatura, l’asta sulle frequenze tv, gli incentivi per le aziende che assumono giovani e l’innalzamento della tassazione sui patrimoni scudati. Come dire, un passo in avanti ma ovviamente non può bastare.
Chiediamo di più al Pd, vogliamo che stia “sul pezzo”, deve essere determinante per la fase due.
Liberalizzazioni, lotta all’evasione fiscale, accesso al mondo del lavoro e tagli agli sprechi della politica e non solo, che siano concreti, per intenderci: l’esatto contrario di quanto fatto dalla destra della Polverini che, con un blitz dei giorni scorsi, ha esteso i vitalizi anche agli assessori esterni della Regione Lazio, un provvedimento quantomeno discutibile in una fase in cui si chiedono sforzi enormi a uomini e donne che non arrivano a fine mese.
Emanuele Trevi
Il segretario del Pd di Vetralla
