Riceviamo e pubblichiamo – Vent’anni fa, il caso “Giustiniani” portò alla ribalta le gravi emergenze causate dalla mancanza di un servizio di neurochirurgia a Belcolle e furono in molti a sollecitare l’attivazione di questa branca specialistica che avrebbe consentito interventi tempestivi e spesso risolutivi, su pazienti con trauma cranico o altre affezioni cerebrali.
Dopo l’inaugurazione della neurochirurgia avvenuta sotto la gestione Aloisio, sembra che sia stata programmata un’innovazione logistica che darebbe un altro assetto agli spazi del quinto piano di Belcolle dove sono situate, oltre la neurochirurgia, la neurologia, l’unità di terapia intensiva neurologica e il day hospital per la sclerosi multipla. Una nuova organizzazione che, a quanto pare, orchestrata dal direttore del Cob senza il confronto con i sindacati, potrebbe causare carenze funzionali che mal si conciliano con l’intensità assistenziale che va garantita a questa tipologia di ricoverati.
Sembrerebbe che l’inedita mossa strategica, in questo caso, produrrebbe da subito una coabitazione, nella stanza a quattro letti destinata alla neurochirurgia, che non tiene conto della promiscuità di sessi e patologie che si verrebbe a creare con la convivenza di pazienti neuromedici e neurochirurgici e, cioè, di pazienti che presentano diversi quadri clinici come ernia del disco, ematomi cerebrali, fratture vertebrali e stati confusionali per trauma o per tumore.
Se tutto ciò rispondesse al vero, non è azzardato ipotizzare una sensibile involuzione di quello che, invece, dovrebbe rappresentare un punto forte per un Dea di secondo livello e, cioè, una neurochirurgia al passo con i tempi e meritevole di ben altra considerazione rispetto a quanto presenterebbe la unilaterale visione di coloro che vogliono imporre una logistica del tutto scombinata e irrazionale.
Vittorio Ricci
Segretario provinciale Fials
