– “Per noi è un successo: la vicenda di Attilio non è archiviata”.
Gianluca Manca ha accolto positivamente la decisione del gip Salvatore Fanti su suo fratello Attilio. Le indagini sul medico 35enne morto a Viterbo nel 2004 continueranno. Ma non sulla pista del delitto di mafia.
Il pm Renzo Petroselli dovrà indagare su chi ha fornito sostanze stupefacenti all’urologo di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), trovato morto il 12 febbraio 2004 nel suo appartamento viterbese in via Santa Maria della Grotticella. Ucciso da un mix letale di eroina, alcolici e diazepam.
La posizione di quattro indagati su dieci è stata archiviata. Per gli altri sei, l’inchiesta andrà avanti.
“Ci aspettavamo l’archiviazione definitiva – afferma Gianluca – e invece il gip ha voluto darci una nuova speranza. Non importa se le nostre richieste sono state rigettate. Per noi era essenziale andare avanti con le indagini, per non far calare il silenzio sulla morte di Attilio. Almeno finché non sapremo com’è andata”.
Si va avanti, quindi, ma sulla tesi dell’omicidio colposo: per Fanti, Attilio ha assunto stupefacenti ed è morto. L’ordinanza non sembra dare credito alle convinzioni dei familiari di Manca, riguardanti un ipotetico omicidio per mano mafiosa. A loro va bene lo stesso, purché il fascicolo resti aperto. Lo scrive anche la madre Angela, sulla sua bacheca Facebook: “Anche se il gip vuol far morire Attilio di overdose, l’importante è che le indagini proseguano”.
La pista dell’omicidio colposo per assunzione di stupefacenti era l’estrema ratio, per i Manca. Un’ipotesi che il loro avvocato Fabio Repici aveva considerato e che la famiglia del giovane medico aveva dolorosamente accettato. “Se ci verrà data la possibilità di andare al dibattimento, saremo noi a portare le prove. Abbiamo tutto il tempo”.
Gianluca è combattivo. Aspetta di leggere l’ordinanza, per avere un quadro completo. Per ora, comunque, due cose gli sembrano chiare: il no del gip all’archiviazione e le lacune investigative. “Se Fanti ha disposto ulteriori indagini, vuol dire che quelle fatte finora non bastano – afferma Gianluca -. Il dottor Petroselli ha chiesto per tre volte l’archiviazione e per tre volte i gip che si sono succeduti negli anni gliel’hanno negata. E’ una vergogna. Anche per il buon nome della Procura che, forse, dovrebbe assegnare il caso a qualche altro magistrato”.
Stefania Moretti

