Riceviamo e pubblichiamo – Avevo più o meno dieci anni quando iniziai ad andare a lezione di violino dal maestro Zeno Scipioni.
Da allora ho frequentato la sua casa, due volte la settimana, per nove anni. Certo, non mi applicavo molto, non quanto lui avrebbe desiderato. Non ho mai dimenticato la sua allegria le volte in cui riuscivo a dargli qualche soddisfazione.
Ho capito, a distanza di anni, che una delle cause che mi avevano distolto da uno studio serio e rigoroso, era la difficoltà, per me, di suonare assieme ad altri ragazzi della mia età. Io prendevo da lui lezioni private, la scuola musicale comunale allora non c’era.
Quando i miei figli hanno iniziato a frequentarla ho capito quanto sia importante un ambiente collettivo di rapporti e amicizie. La scuola che lui ha fondato e che, duole dirlo, l’amministrazione comunale raramente ha mostrato di saper apprezzare, e ancor meno valorizzare. Con alcune mirabili eccezioni, va pure detto.
Il mio maestro – come l’ho sempre chiamato – attraverso la tecnica del violino, è stato maestro di vita, come ogni grande maestro. Tanto più lo è stato in anni recenti. Abbiamo continuato a vederci, io ormai uomo di mezza età, lui anziano.
La passione per la musica si concretizzava per me nel seguire le vicende della scuola da lui fondata. Egli ne era ormai fuori, per tanti motivi, e io ho avuto l’onore per alcuni anni di fare, in un certo senso, da tramite. Certo non ero il solo. Io lo informavo e lui continuava a insegnarmi. Non più la musica ma il buon senso. Le persone, le relazioni, i problemi. Ciò che costituisce la vita di una scuola e di una città.
L’ultima volta che l’ho visto è stato quest’anno, proprio alla scuola musicale comunale, per un saggio in cui suonava anche mia figlia, aspirante violinista. Non poteva sfuggirgli la grande differenza tecnica tra il suo vecchio allievo e questa giovane ragazza. In quell’occasione ha notato con piacere che ciò che si semina, nella musica, nella cultura, nel saper vivere, alla fine, in qualche modo, germoglia. Sempre.
Pierluigi Ortu
