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“Chiude ufficio postale, dipendenti senza pensione”

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Le poste centrali di Viterbo

Le poste centrali di Viterbo

Riceviamo e pubblichiamo – La Slc-Cgil denuncia da tempo le gravi carenze del servizio offerto da Poste Italiane nella nostra provincia, sia per quanto riguarda il recapito che la sportelleria. Non ci sono solo riflessi negativi per le lavoratrici e i lavoratori ma, soprattutto, per i cittadini.

Posta consegnata con forti rallentamenti, code negli uffici, disagi e ritardi che si ripercuotono gravemente nella vita quotidiana di ognuno.

Una grande azienda come poste abbia non può lasciare senza copertura numerose zone del territorio: soprattutto se il motivo è quella di mandare obbligatoriamente in ferie i propri dipendenti. Ci sono le esigenze e gli obblighi di un servizio, ancora universale, da garantire.

La carenza di personale, la conseguente consegna della posta a “giorni alterni”, la chiusura di uffici importanti come quello di La Quercia sono segnali di un grave disinteresse. Da tempo avevamo fatto notare come i locali della Quercia erano fatiscenti e inadatti al servizio, sia per gli operatori che per la clientela. Ma a niente sono serviti i nostri reclami e niente è stato fatto per avviare in tempo un cambio dei locali. Siamo giunti al limite estremo della chiusura, con ovvie forti penalizzazioni per chi è costretto a spostamenti continui e a infinite perdite di tempo verso altri uffici limitrofi.

Bene hanno fanno i cittadini a mobilitarsi attraverso una raccolta di firme per evitare una eventuale soppressione di un presidio territoriale importante come quello di “La Quercia”. Dal nostro canto abbiamo avanzato all’azienda la richiesta di un ufficio mobile o di un container che sostituisca l’ufficio per alleviare i disagi della cittadinanza.

Ad aggravare la situazione del settore si è aggiunto l’atteggiamento di Slp Cisl e Uil Post che la scorsa settimana, con la richiesta di un tavolo separato dal nostro, hanno di fatto bloccato l’incontro regionale chiamato a discutere di questi e di altri problemi locali.

Per lo stesso incomprensibile motivo, ma con effetti ben più gravi per i lavoratori e le lavoratrici di poste, Slp e Uil Post hanno interrotto il confronto che, a livello nazionale, doveva trovare soluzioni per i possibili buchi contributivi e retributivi che i dipendenti di Poste potrebbero subire a causa del recente decreto “Salva Italia”.

Numerosi colleghi che hanno concordato la fuoriuscita dall’azienda, secondo le vecchie regole, cioè raggiungendo tra età anagrafica e contributi versati la fatidica quota 96, si troverebbero licenziati e senza la possibilità di percepire pensione, a seguito delle variazioni introdotte dal decreto Monti sul nuovo sistema pensionistico.

La Slc Cgil ha chiesto nuove convocazioni per dare una risposta alle legittime preoccupazioni di centinaia di lavoratori del Viterbese ormai fuori dall’azienda e nell’incertezza di potersi agganciare, con le nuove regole, alla pensione.

 

Pompilio Amatucci
Slc-Cgil di Viterbo


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