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Riceviamo e pubblichiamo – Le ultime manovre finanziarie hanno imposto ulteriori pesanti tagli alla sanità pubblica di questo Paese, 12 miliardi, ai quali si aggiungeranno i tagli agli enti locali dai quali la sanità dipende.
Nel Lazio, una delle Regioni più tartassate d’Italia, dal 2008 ad oggi sono stati tagliati oltre 3000 posti letto per acuti, chiusi e depotenziati 27 ospedali sui 56 presenti e cancellati 12 pronto soccorso.
Pronto soccorso diventati enormi parcheggi per pazienti in attesa di un posto letto, ormai introvabile persino nei reparti d’emergenza, mentre le liste per le visite ambulatoriali toccano la quota minima di un anno d’attesa anche per esami fondamentali come una mammografia o una risonanza magnetica.
L’introduzione di ulteriori pesanti ticket sulle prestazioni sanitarie, e a breve anche sui ricoveri, sta profondamente minando la natura pubblica del servizio sanitario che ormai non è più accessibile alle fasce popolari mentre chi può permetterselo continua a rivolgersi ai privati che continuano a fare profitti sulla salute delle persone.
In queste condizioni non solo non vengono garantiti i livelli essenziali di assistenza – cioè viene negato il diritto fondamentale alla salute dei cittadini – ma viene continuamente squalificata l’assistenza a causa di condizioni di lavoro proibitive del personale sanitario, ridotto all’osso dal blocco delle assunzioni.
Oggi dopo drastici tagli ai diritti e alle retribuzioni, il congelamento dei contratti e degli stipendi almeno fino al 2015 si prevede persino la mobilità forzata, la cassa integrazione e il licenziamento per i dipendenti pubblici. La crisi economica è diventata la leva per smantellare lo stato sociale, privatizzare definitivamente i servizi sanitari.
Ancora esternalizzazioni. Giorno dopo giorno, esibendo un’arroganza che pare essere la cifra di questa amministrazione Ares 118, in perfetta sintonia con lo stile dell’attuale governo regionale, continua l’opera di smantellamento del servizio pubblico d’emergenza regionale. Ormai non serve nemmeno il pretesto della carenza di operatori sanitari e mezzi, o del risparmio economico.
Dal 1 gennaio 2012 nella provincia di Viterbo operano ambulanze private (postazione di Acquapendente, Bolsena, Viterbo) che non soddisfano nessuno di questi parametri.
Il partito della rifondazione comunista denuncia l’ennesima assenza di trasparenza da parte della dirigenza dell’Ares 118 che, sicuramente non fa pensare bene in un contesto poi, quale quello attuale, dove è necessario invece garantire rigore, oculatezza e legalità in ogni azione amministrativa messa in campo, più che mai quando si tratta di un servizio pubblico di emergenza sanitaria 118.
Rifondazione comunista Viterbo
