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Che fine farà il dearsenificatore dell’acqua di San Rocco?

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Riceviamo e pubblichiamo – La chiusura dello stabilimento della MineralNeri di Capranica produttrice da lungo tempo del Chinotto provocando in tronco il licenziamento di 11 dipendenti, ha lasciato il paese deprivato di una delle poche attività lavorative locali e di riflesso sta causando grande preoccupazione tra la popolazione locale e dei paesi limitrofi per la sorte dell’acqua di San Rocco, sorgente da cui scaturisce l’acqua dello stabilimento Neri e a cui attingono numerosi capranichesi e non, poiché unica fonte con dearsenificatore che assicura livelli di arsenico al di sotto dei 10 mg litro, limite posto dalla Ue a salvaguardia della salute dei cittadini visto l’arsenico è stato da lungo tempo riconosciuto elemento cancerogeno certo di classe I.

Ora la situazione si è modificata: di notte sta avvenendo incontrastato lo smantellamento dei macchinari di produzione delle bibite; che fine farà il dearsenificatore posto alla sorgente dell’acqua di San Rocco? Responsabili dello stabilimento hanno assicurato al sindaco che continuerà a funzionare fino alla validità della concessione dell’acqua; visto però che il depuratore ha bisogno di manutenzione e controlli mensili non sappiamo chi provvederà a tale funzione e la nostra preoccupazione è notevole perchè sappiamo che un dearsenificatore non controllato comincerà a rilasciare arsenico con valori non tollerabili per la salute.

Chiediamo pertanto alla Asl di effettuare controlli mensili sull’acqua di San Rocco ed al comune di affiggere alla fonte i risultati  (tale richiesta vale anche per la casetta dell’acqua sita a Valle Santi dove non esistono affissi attualmente risultati di analisi e quando ci sono stati erano di un laboratorio a noi sconosciuto).

Finiamola con la logica “l’abbiamo sempre bevuta” e chiediamoci perché nel viterbese il tasso di malati di cancro è superiore a quello delle altre province del Lazio; se è vero che l’arsenico è elemento naturale di certi tipi di suoli vulcanici come il nostro, a questo vanno aggiunte centrali elettriche alimentate a carbone (Civitavecchia), a gas, ad olio combustibile, a biomasse, fonderie, cementifici, traffico veicolare ed aereo, incenerimento dei rifiuti ed uso di pesticidi e fitofarmaci in agricoltura che contribuiscono alla diffusione dell’arsenico nell’aria, nei terreni, nelle acque.

Da più di dieci anni i politici locali hanno ignorato il Decreto Legislativo 2.2.2001 numero 3 che recepiva la Direttiva della UE e che fissava per il 2003 l’abbattimento dell’arsenico nell’acqua potabile  al di sotto dei limiti massimi indicati ; di proroga in proroga siamo arrivati al 2012 senza avere risolto il problema.

Capranica ha un tasso di arsenico di 44 microgrammi litro, cioè 4 volte superiore al limite fissato dalla UE e più del doppio dell’ultima proroga scippata alla Ue che fissa a 20 mg litro l’accettabilità di tale veleno che comunque deve essere eliminato entro il 2012 . Capranica deve risolvere subito tale problema perchè la sua acqua è altamente nociva ed ora, con la chiusura dello stabilimento della MineralNeri non abbiamo neanche più la sicurezza della dearsenificazione dell’acqua di San Rocco.

Chiediamo pertanto alla Regione Lazio interventi immediati affinché si inizino i lavori per i due dearsenificatori necessari nel Comune di Capranica e, qualora la Regione prospettasse tempi lunghi, chiediamo al Comune di intervenire in proprio, come detto in un consiglio comunale, con un mutuo che la Regione rimborserà in seguito. Né ATO 1, nè Talete sembrano essere presenti; i cittadini però hanno bisogno di risposte immediate.

Non possiamo più aspettare.

Nunzia Russo
Comitato Cittadino per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica


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