– Il progetto termale alle Zitelle si poteva realizzare senza trasferire la cubatura al Barco, cambiando destinazione d’uso.
Pd Udc e Sel non mollano sulla lottizzazione Itet. Carte alla mano confutano le ragioni della maggioranza.
La società ha chiesto la delocalizzazione dopo le osservazioni da parte dell’Enac e successivo ricorso al Tar, ma tra i due atti c’è stato un passaggio che qualche dubbio lo fa sorgere.
“Il 2 agosto 2007 – ricorda il consigliere Maurizio Tofani (Udc) – arrivano le osservazioni dell’ente aviazione civile, con nuove linee guida. Il 21 dello stesso mese l’Itet presenta una nuova stesura del piano in cui accoglie le osservazioni dell’Enac”.
Tutto bene fino a novembre, quando si passa ai giudici e l’amministrazione opta per transare. Comunque il progetto era realizzabile secondo Tofani: “E si può ancora fare, visto che una parte del termale rimane alle Zitelle”.
Una vicenda ingarbugliata. Il Comune sostiene che la ditta abbia diritto a delocalizzare il piano, altrimenti bisognerebbe pagare una penale. “Spostare va bene, ma la destinazione turistico termale deve rimanere – dice ancora Maurizio Tofani (Udc) – non credo alla storia delle penali da pagare da parte del Comune. Non è stata l’amministrazione a porre veti. Semmai l’Enac”.
Alvaro Ricci (Pd) invece andando a spulciare tra le carte in cui sono indicati i valori catastali e facendo qualche moltiplicazione e pure qualche addizione, è riuscito a risolvere un complesso problema matematico. A chi conviene spostare 90mila metri cubi al Barco per farne abitazioni?
“Alle Zitelle – dice Ricci – , sommando il valore al metro cubo delle strutture turistico residenziali (38mila mc per 100 euro al mc) e di quelle termali (81.600 mc per 30 euro al mc), si arriva a un valore totale della lottizzazione pari a sei milioni 248mila euro.
Al Barco l’impresa ha previsto 90mila mc di abitazioni, nella zona di maggior pregio, 200 euro al metro cubo. Cioè: diciotto milioni di euro. A questi togliamo i 500mila euro di valore del parco che la società cede al Comune e pure il milione e trecentomila euro per le opere di urbanizzazione, che competono a chi costruisce a uso del lotto. Fanno 16 milioni 200mila euro. Costruendo al Barco c’è un incremento di valore pari a dieci milioni. L’affare non lo fa il Comune, semmai i privati”.
Il fine di un’impresa è il guadagno, Pd, Udc e Sel semmai qualche obiezione la rivolgono in direzione Palazzo dei Priori verso chi dovrebbe dare qualche indicazione. “Quando il progetto è passato in commissione nel 2007 – ricorda Mauro Innocenzi (Sel) – nessuno ha negato che si potesse costruire.
Eppure il Comune nel ricorso al Tar non si è nemmeno costituito parte civile, decidendo di transare con il trasferimento al Barco. Adesso, se il consiglio comunale dovesse bocciare il progetto, i danni chi li paga, essendoci un accordo? Come può la giunta impegnarsi in una variante urbanistica, visto che quella è zona agricola? La competenza è del consiglio”.
Giuseppe Ferlicca


