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Malati psichici, intervenga il ministro della Salute

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Il sit-in del'Afesopsit a piazza del Comune

Riceviamo e pubblichiamo l’interrogazione dei senatori Francesco Ferrante e Roberto Della Seta al ministro della Salute – Premesso che l’Afesopsit, associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia, nasce nel 1993 con l’intento principale di garantire alle persone con disturbo mentale il riconoscimento e l’esercizio dei diritti umani e civili, al fine di poter accedere ad un livello soddisfacente della qualità di vita propria e dei loro familiari: qualità di vita intesa come risposta concreta ai bisogni fondamentali dell’abitare, lavorare, avere relazioni sociali ed affettive e godere del tempo libero.

In parole povere contribuisce a tradurre nella pratica quotidiana non solo l’applicazione della legge 180, ma sopratutto lo spirito che la anima, basato sul superamento della logica di separatezza che per lungo tempo ha contrapposto concetti del tipo medico/paziente, operatori sociosanitari/familiari, sano/malato, sapere tecnico/altri saperi, istituzioni/associazionismo, e sull’affermazione di una logica di partecipazione democratica, condivisione, reciprocità, mutualità e collaborazione sinergica.

Inoltre, tra le altre azioni, alle persone con disagio psichico e ai loro familiari l’associazione offre accoglienza e ascolto dei bisogni; aiuta a prendere contatto con i vari servizi sanitari e sociali, affinchè venga effettuata la presa in carico non solo della persona in difficoltà ma dell’intero sistema familiare; fornisce informazioni riguardo ai diritti previsti dalla legge (pensione, sussidio…); offre sostegno psicologico inserendo persone e famiglie all’interno di una rete di mutuo aiuto, aiutandole così ad uscire dall’isolamento e dal conseguente senso d’impotenza e disperazione; promuove, insieme alle equipe multidisciplinari dei vari servizi con cui collabora, la formulazione e realizzazione di progetti individuali, e vigila sulla loro effettiva attuazione, sulle modalità dei processi attivati, sui metodi applicati, in particolare sulla qualità delle relazioni costruite con l’utente e la sua famiglia sia in ambito pubblico che privato convenzionato; infine, verifica gli esiti di tali trattamenti e percorsi, soprattutto in relazione alla durata degli stessi,

Dall’inizio del 2012 l’associazione sta presidiando la piazza principale di Viterbo con un sit-in ventiquattro ore su ventiquattro per difendere i princìpi fondanti della propria opponendosi al progressivo, anacronistico smantellamento dei servizi pubblici territoriali nell’Alto Lazio.

Nel documento che l’associazione ha inviato alla presidente della giunta regionale del Lazio, sono contenute richieste precise e argomentate: per quanto riguarda il Dipartimento di salute mentale (Dsm), reintegro di tutti i nove psichiatri e di sette psicologi; per la Neuropsichiatria infantile, adeguamento dell’organico a quanto previsto dalle normative e indizione del concorso per ricoprire stabilmente l’incarico di direttore della Uoc di Neuropsichiatria infantile; superamento dell’attuale, evidente carenza di logopedisti e neuropsicomotricisti dell’età evolutiva, con liste d’attesa di alcuni mesi in almeno quattro dei cinque distretti (solo a Viterbo sono in attesa di essere inseriti in terapia 63 bambini), e di fisioterapisti (dallo scorso dicembre 15 piccoli pazienti di Soriano sono senza terapista); per l’Unità del disabile adulto, creazione di équipe multidisciplinari per ogni singolo distretto, prevedendo che ogni équipe comprenda un neuropsichiatra, uno psicologo, un terapista di riabilitazione, un assistente sociale e un amministrativo, dato che il servizio ha in carico attualmente circa 450 persone e oltre 140 sono in lista d’attesa; per il Servizio psichiatrico diagnosi e cura (SPDC), assunzione di tre psichiatri e cinque infermieri; per i Sert, reintegro degli operatori sanitari messa a norma delle sedi di Tarquinia e Orte; infine, accreditamento della struttura residenziale psichiatrica di Orte, autorizzata per 20 posti letto ma non ancora accredita dalla Regione, e inserimento nei piani zona per il Centro diurno di Acquapendente, che ospita 22 utenti ed è finanziato dal Comune di Acquapendente.

Si evidenzia che l’associazione viterbese da mesi ha richiesto un incontro con la Regione Lazio, incontro che è stato lungamente negato ed infine concesso solo in seguito all’inizio del sit-in.

Si sottolinea che il suddetto documento e l’iniziativa dell’associazione hanno ottenuto l’apprezzamento, il sostegno e la piena condivisione di tutte le organizzazioni di volontariato del viterbese, delle associazioni culturali e di solidarietà, dei sindacati e delle forza politiche, degli operatori socio-sanitari e delle istituzioni locali, in primis il Comune di Viterbo (e via via gli altri Comuni del viterbese) e l’amministrazione provinciale.

Migliaia di cittadini viterbesi hanno sottoscritto personalmente la petizione dell’Afesopsit, e intorno alla tenda del sit-in in piazza del Comune vi è un continuo flusso di persone che recano la loro solidarietà.

Anche il gruppo di formazione e informazione nonviolenta “Viterbo oltre il muro” ha espresso apprezzamento e sostegno all’associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia, all’iniziativa del sit-in, al documento inviato alla Regione Lazio, associandosi alla richiesta che la Regione accolga le proposte dell’Afesopsit per garantire il rispetto dei diritti umani fondamentali delle persone che hanno bisogno di assistenza.

Alla luce di quanto sopra esposto si chiede al ministro della Salute di conoscere se intenda urgentemente, nel rispetto delle competenze nazionali e regionali, attivarsi per contribuire a sbloccare e risolvere definitivamente una situazione che rischia di compromettere il diritto alla salute e a un’adeguata assistenza per i malati psichici, concorrendo a evitare il progressivo anacronistico smantellamento dei servizi sanitari pubblici territoriali nell’Alto Lazio.

Francesco Ferrante
Roberto Della Seta


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