Riceviamo e pubblichiamo – Al Comune di Viterbo, a distanza di pochi mesi, è toccata la stessa sorte del Comune di Roma, che a seguito di una sentenza del Tar veniva sancito lo scioglimento della giunta capitolina, a causa della mancanza di presenza femminile, le cosiddette quote rosa.
Voglio innanzi tutto formulare i miei migliori auguri alle due donne che faranno parte della giunta del Comune di Viterbo, Maria Antonietta Russo e a Chiara Frontini, auspicando che la loro presenza sia il segnale, per chi è già e per chi si candiderà in futuro ad amministrare la cosa pubblica, che non può agire come più gli fa comodo o piace, ma che deve rispettare le regole, e credo anche che in futuro, non ci debba essere bisogno ne di un ricorso delle opposizioni, cosi come è avvenuto in questo caso, ne sentenze della magistratura, ma semplicemente considerare la presenza di genere un arricchimento da ricercare per una migliore rappresentanza dei cittadini.
Vorrei dire quindi al sindaco Marini, che oggi leggendolo sulla stampa dichiarava di essere costretto ad aumentare costi sul bilancio comunale e gravare sui cittadini, che non può oggi lamentarsi di questo perché come la saggezza popolare insegna “chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Insomma, non può accusare altri per i suoi errori, visto che era stato preavvertito da una mozione presentata precedentemente dalla minoranza.
La soluzione c’è per non appesantire i costi del bilancio comunale, ed è quello che verrebbe in mente a ogni cittadino della strada, cioè quello che ha suggerito la sentenza azzeramento della giunta e successivamente dare la delega a un numero di persone inferiore a quanti adesso sono previsti, considerata la presenza femminile.
Per come è ovvia questa soluzione sembrerebbe banale ma non è così, perché il modo di ragionare in politica non equivale e non fa riferimento all’ovvietà.
Miranda Perinelli
Segretario generale Cgil Viterbo

