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Marini: Come e perché mi sono dimesso

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Il sindaco di Viterbo Giulio Marini

Il sindaco di Viterbo Giulio Marini

– Farà il sindaco a tempo pieno. Giulio Marini il giorno dopo le dimissioni da deputato è un fiume in piena nel raccontare come è arrivato a una decisione certo non facile e su cosa lo aspetti nei prossimi mesi. Che non saranno facili.

Amministrativamente: palazzo dei Priori deve fare i conti con cinque milioni in meno per effetto delle manovre governative e politicamente. Basta leggere i giornali e capire che è già cominciata la campagna elettorale.

“Sarà lunga un anno e mezzo, prevedo – dice il sindaco – d’ora in poi sarò molto più presente, anche se non credo che cambierà molto. Finora sono mancato solo due volte a settimana”.

Si dice sereno e non teme che la sua maggioranza possa giocargli qualche brutto scherzo, magari facendolo cadere prima del tempo. Due posizioni perse in un colpo. Ipotesi remota, ma non da scartare, visto che il congresso del Pdl è alle porte.

“Ho valutato con attenzione tutte le possibilità – osserva Marini – e ho analizzato ogni possibilità e in ultimo dico che nella vita si deve anche rischiare”.

Non è più parlamentare, dalla Camera di Commercio si metterà in aspettativa, le sue dimissioni saranno accettate martedì prossimo.

A questo punto un secondo mandato da sindaco diventa naturale. “Se mia moglie me lo consente”. Sull’argomento non va oltre la battuta, ma si fa serio quando descrive come dovrà essere il prossimo primo cittadino di Viterbo.

“Adeguato al momento – osserva – vedo che la campagna elettorale è iniziata e sarà lunga, c’impegneremo, la mia scelta l’ho fatta anche per consentire alla mia coalizione di vincere nel 2013.

Chi verrà dopo di me dovrà essere migliore di me. Il Comune non si può mettere in mano a persone non capaci di condurre l’amministrazione in anni che saranno molto difficili”.

Quindi ripercorre l’iter che lo ha portato a lasciare Montecitorio. Rimarcando come la scelta sull’incompatibilità tra ruolo di deputato e quello di sindaco sia stata politica e non giuridica.

“L’accelerazione della giunta alla Camera non l’ho capita – precisa Marini – si poteva aspettare la decisione del Senato. Invece i due rami del Parlamento hanno preso strade opposte”.

Così un senatore può rimanere sindaco e un deputato no. “La norma non tocca nemmeno i presidenti di provincia”.

Più tempo a Viterbo per il primo cittadino. “Dove ho portato cambiamenti pesanti, a volte non messi troppo in risalto. Come l’essere arrivati in pole position sui per i finanziamenti Plus della comunità europea.

Abbiamo tempo fino al venti febbraio per colmare l’istruttoria. Questo risultato ci avvantaggia nell’ottenere uno stanziamento minimo di cinque milioni. Solo sbagliando, i soldi non arriveranno.

Simili progetti in cantiere mi hanno portato a decidere di rimanere a governare la città. Se mi fossi dimesso, in primo piano sarebbe arrivato tutto l’iter relativo alla mia uscita. Un pericolo che non mi sono sentito di correre”.

In ogni caso dovrà comunque correre. Quanto arriverà lontano è presto per dirlo. Di un sindaco a tempo pieno Viterbo ne ha estremo bisogno. La città si augura che Marini abbia abbastanza fiato.


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