– Mariola Henrycka Michta resta in carcere.
Così ha disposto il tribunale della libertà, cui il suo avvocato Roberto Fava, si era rivolto per chiederne la scarcerazione.
Una decisione che ha lasciato interdetto il legale. “Il verdetto – come spiega il difensore – si basa sulla sentenza che condanna la Michta a diciott’anni per l’omicidio Rizzello. In quella sede, il giudice doveva decidere dell’innocenza o della colpevolezza della mia assistita. Ma qui, il presupposto era diverso. Si trattava di stabilirne la pericolosità sociale e se c’erano ancora motivi per cui dovesse restare in carcere. Non ci sono. Non può inquinare le prove, né reiterare il reato. Eppure resta in cella“.
La donna, polacca di 35 anni, è già stata condannata in primo grado con l’accusa di aver partecipato all’omicidio di Marcella Rizzello, 30enne di Civita Castellana uccisa in casa a coltellata nel febbraio 2010, sotto gli occhi della sua bimba di un anno.
Arrestata tre mesi dopo il delitto, insieme al suo presunto complice ed ex compagno Giorgio De Vito, da allora, come lui, non ha mai lasciato il carcere.
La condanna per la Michta è arrivata nell’aprile 2011: diciott’anni per omicidio e rapina. La svolta arriva durante il processo, tuttora in corso, a De Vito. Documentazione medica attesterebbe che il 3 febbraio 2010, giorno del delitto, la Michta era a Roma in ospedale per una visita. Un alibi perfetto. Ma perché la donna non lo ha mai usato? L’avvocato Fava ancora se lo chiede. Neppure con lui, ne aveva mai fatto parola, dando sempre per scontata dall’inizio la sua presenza sulla scena del delitto, perché “costretta da De Vito a seguirlo”.
All’avvocato, che ha già depositato il suo ricorso contro la prima sentenza, non resta che sollecitare ulteriormente la Corte d’Appello, per accelerare l’inizio del nuovo processo. Sperando, dati i nuovi sviluppi, in un giudizio più clemente per la sua assistita.



