– Una telefonata improvvisa dalla figlia: “Papà, corri, mi hanno ammazzata di botte!”. Poi, la corsa con la moglie per raggiungerla. Quando sono arrivati, la ragazza era piena di graffi, piangeva e aveva il vestito strappato.
Succedeva il 22 agosto 2008. Protagonista della vicenda, la figlia dell’assessore alla Viabilità al Comune di Viterbo Sandro Zucchi.
Il processo di ieri, in cui Zucchi ha testimoniato davanti al giudice del tribunale viterbese Rita Cialoni, nasce da un banale incidente con la macchina, avuto dalla figlia dell’assessore nell’estate 2008, sulla strada Valle di Vico, che costeggia il lago di Ronciglione.
Subito dopo lo scontro, è nata la discussione tra la ragazza e la coppia sull’altra macchina. Un uomo e una donna che la figlia di Zucchi ha denunciato per lesioni e ora entrambi sotto processo, difesi dall’avvocato Paolo Delle Monache. Ad assistere legalmente la ragazza, l’avvocato Roberto Massatani.
“Mia figlia ci ha chiamati e ci siamo precipitati – ha spiegato l’assessore, all’udienza di ieri mattina -. Ci ha detto di essere stata aggredita. Era sconvolta. Aveva il reggiseno strappato e il vestito macchiato di sangue. E soprattutto era sola. Carabinieri e 118, quando siamo arrivati, stavano soccorrendo la signora sull’altra auto, oggi imputata. Mia figlia si è fatta refertare al pronto soccorso. La notte stessa ha accusato dolori al torace, cefalea e febbre. La tac ha rilevato ematomi, varie fratture e un trauma cranico“.
Oltre all’assessore, sul banco dei testimoni anche un autista del 118, che però, ha detto di non aver assistito all’intera scena, dato che a gestire l’intervento era una sua collega infermiera.
Alla prossima udienza, fissata dal giudice Rita Cialoni per il 22 marzo, si proseguirà con l’ascolto di altri testimoni.
