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Un modo diverso di fare cultura

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Riceviamo e pubblichiamo – In soli otto mesi di amministrazione non si può certo pensare di cambiare un paese. Ma si possono gettare solide fondamenta per la sua crescita sociale, economica e culturale e si può cominciare ad osservare le cose in un’ottica diversa e da una prospettiva che consenta di guardare lontano. I tempi sono duri per tutti e la classe politica nazionale risponde soltanto con l’austerity ai bisogni e alle esigenze concrete delle persone.

In tempi come questi non bisogna cadere nella trappola della cultura come bene superfluo o di lusso. Occorre solo cominciare a guardare il settore culturale da un punto di vista diverso, meno burocratico, più partecipativo e coinvolgente, meno industriale e più inclusivo.

In Italia qualcuno sta cercando di uscire dal vortice dell’industria culturale fatta di lacci e lacciuoli, di “politically correct”, di diritti d’autore e di leggi e Trattati dai nomi criptati come Sopa o Acta che proteggono solo gli affari delle case discografiche e delle grandi companies del cinema. Esperienze come il Teatro Valle Occupato a Roma, i partecipati forum sui beni comuni, e – guardando anche al nostro territorio – il sostegno solidale che piccole ma virtuose amministrazioni (vedi Corchiano) danno a realtà in difficoltà come l’editore Ghaleb, indicano che un altro modo di fare cultura è possibile.

Nel nostro piccolo, a Caprarola, abbiamo deciso di investire in un settore che sta dando lustro al nostro territorio e grandi soddisfazioni alla nostra Amministrazione. Il nostro modo di fare cultura vuole essere partecipativo e aperto ai cittadini, alle associazioni locali, prime protagoniste dello sviluppo culturale del territorio. Un metodo non finalizzato a “vendere” cultura, ma a renderla il più possibile fruibile per tutti, con prezzi accessibili e progetti concreti.

L’obiettivo vero sarà, nel tempo, rendere i cittadini non solo fruitori ma produttori stessi di cultura, coinvolgendoli nei progetti in modo partecipativo. La nostra fortuna è quella di avere tantissime associazioni culturalmente preparate, una sezione giovanile della Pro-loco attivissima e molti concittadini interessati che si mettono a disposizione a titolo gratuito: una cultura a chilometro zero, insomma.

I nostri progetti sono i loro progetti ed è così che in pochi mesi siamo riusciti a portare artisti del calibro di Ennio Morricone e Andrea Morricone in un concerto da sold-out, eventi come Tuscia in Jazz con un tutto esaurito nelle strutture ricettive e una stagione teatrale che sta facendo il pienone in sala.

Personalmente sto già pensando ad iniziative di fundraising popolare attraverso meccanismi di possibile autofinanziamento della cultura che siano vantaggiosi per cittadini, turisti, spettatori, commercianti e sponsor privati, così come fanno a Torino, in modo da alleggerire le casse comunali e creare importanti sinergie. Il “trucco” è coinvolgere persone, sponsor, istituzioni, facendoli sentire legati alla cultura, coinvolti nei progetti e responsabilizzati nei risultati. Solo in questo modo la cultura può diventare di tutti: un “bene comune”, fuori dalla logica del compratore e del venditore.

Simone Olmati
Assessore alla Cultura del Comune di Caprarola


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