– Alluvione di Canepina, spuntano denunce per disastro colposo.
Il 19 settembre dell’anno scorso un violento nubifragio colpì la Tuscia e Canepina in particolare. Acqua, fango e detriti travolsero cose e persone. Case allagate, strade impraticabili, auto capovolte.
Lo spettacolo apocalittico con il quale i canepinesi hanno dovuto fare i conti dopo le prime emergenze ha comportato spese ingenti. Proprio per questo il Comune chiese, passando per l’amministrazione provinciale, di usufruire dello stato di calamità.
Ma ora, a più di cinque mesi dalla tragedia che ha avuto pesantissime conseguenze economiche sul piccolo centro cimino, c’è chi parla anche di responsabilità.
Cinque persone, assistite dall’avvocato Pietro Marziali, hanno presentato una denuncia alla Procura della Repubblica per disastro colposo. “Il procedimento è ancora in fase preliminare – spiega il legale – ed è iniziato per far luce su una serie di fatti che si sono verificato il giorno dell’alluvione di Canepina”.
La denuncia per ora è contro ignoti e ha lo scopo di chiarire se, oltre al disastro naturale eccezionale e inaspettato, i crolli e i danneggiamenti alle strade e agli edifici siano stati favoriti da eventuali leggerezze di progettazione o costruzione.
“Non stiamo accusando nessuno – precisa l’avvocato Marziali – ma per evitare che simili tragedie ricapitino in futuro, vogliamo accertare che tutto ciò che è stato danneggiato sia a norma e che non abbia subito danni per qualche difetto di fondo. Penso ad esempio al fosso intubato che è praticamente esploso in seguito all’alluvione. Gli eventuali responsabili, se la Procura dovesse individuarne alcuni, devono pagare sia che si tratti di privati o di enti pubblici”.
La denuncia dei cinque cittadini ha lo scopo di risarcire non soltanto di danni materiali conseguenti alla frana, ma anche quelli morali. “Stiamo parlando di un disastro di dimensioni enormi – prosegue il legale -. Non credo di esagerare se paragono i fatti di Canepina a quelli di Sarno del 1998. E i soli danni materiali ed economici non bastano.
Ci sono persone che si sono trovate in mezzo a un fiume impetuosi di detriti e fango. Sentivano i palazzi vibrare e temevano che stessero per crollare. Una donna, in particolare, era incinta di 8 mesi. Altre persone erano con bambini piccoli. Lo shock e la paura non sono da sottovalutare”.
Tragedie di questo tipo, poi, sembrano non essere del tutto nuove per Canepina. “Le avvisaglie e il rischio che alluvioni di quella portata potessero capitare ce n’erano – aggiunge Marziali -. Spulciando nella storia del piccolo centro cimino mi sono imbattuto in un altro dramma simile. Il 24 settembre del 1878 a Canepina morirono una ventina di persone per un’alluvione e i corpi delle vittime furono trovati nel Tevere”.
La denuncia quindi vuole chiarire una volta per tutte se gli edifici e le opere pubbliche siano state progettate secondo tutte le norme del caso. “Anche se una struttura – sottolinea l’avvocato – è stata costruita decine di anni fa è fondamentale sapere se sia in regola o meno. Il tutto, lo ripeto, per evitare almeno che il problema si ripresenti”.
Intanto il sindaco di Canepina Maurizio Palozzi assicura di essere tranquillo e di aver fatto tutto ciò che era di sua competenza per affrontare l’alluvione.
“Non si può negare che ci siamo trovati di fronte a un evento del tutto eccezionale – dichiara Palozzi – e come tale abbiamo cercato di affrontarlo chiedendo anche lo stato di calamità al governo. Ora siamo in attesa dei fondi dell’esecutivo, ma comunque proprio perché ci è stato concesso un aiuto dal governo appare chiaro che l’alluvione è stata una calamità straordinaria”.
Il primo cittadino, comunque, confida nel lavoro della magistratura. “Chi ha sbagliato – conclude il sindaco -, se c’è davvero qualcuno che ha sbagliato, sarà giusto che paghi. Se sono state presentate delle denunce la giustizia farà il suo lavoro. Io dal canto mio sono tranquillo”.



