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– Rosy Bindi arriva in città per sostenere la candidatura di Bachelet alle primarie per eleggere il segretario regionale Pd e stupisce la platea con un annuncio: “Se fossi iscritta nel Lazio io voterei per Bachelet – sostiene – purtroppo sto in Toscana”.
Grande meraviglia tra i presenti, non moltissimi a dire il vero. Colpa del tempo.
L’ex ministro parla della battaglia vinta dal “suo” candidato, grazie a lui si è raggiunto l’obiettivo primarie. Ora bisognerebbe vincerle e qui la faccenda si complica. Gasbarra viaggia col vento in poppa.
“Realisticamente – spiega la Bindi – forse vince qualcun altro, ma io considero la sua battaglia sacrosanta, di bonifica del partito nel Lazio. Con Bachelet c’è più partecipazione e legalità”.
Stiamo democraticamente messi male. Si preoccupa Paola Pascolini, capolista. Se i giochi sono già fatti: “Che ci stiamo a fare? – si domanda – Ne vale la pena? C’è il desiderio che qualcosa cambi”.
Stessa sensazione del candidato Bachelet. “Noi siamo un gruppo – osserva Bachelet – che non ha le mani in pasta, siamo liberi, la pace e il merito c’è chi li pratica e chi no, da noi nessuno riceverà mai promesse d’assunzioni all’Ater o al Cotral”. Tutto molto bello.
Rimane solo un dubbio: gli altri dentro il partito allora hanno le mani in pasta, sono sottomessi, praticano la guerra e il demerito e sono l’ufficio di collocamento d’aziende pubbliche. Ma che bel partito…
Giuseppe Ferlicca







