Riceviamo e pubblichiamo – Finalmente è nata. Dopo una gestazione di quattro anni, nel corso dei quali l’ambiente della Asl di Viterbo è stato letteralmente avvelenato dai più inconfessabili sospetti che hanno indotto l’ex direttore generale dell’azienda Giuseppe Aloisio a rassegnare le dimissioni sotto il peso delle dell’accusa che le mazzette avrebbero riguardato anche lui, è stata partorita l’imputazione e abbiamo potuto comprendere le accuse mosse a lui e a Mauro Paoloni.
Avevamo fatto tanti sforzi, in questo periodo, per cercare di capire quali potessero essere le imputazioni e ci siamo profusi in approfondimenti per immaginare, dietro il riserbo geloso e impenetrabile che i magistrati ci hanno sempre opposto, quali potessero essere i fatti dai quali ci saremmo dovuti difendere.
Aloisio ha offerto, nel corso degli anni, la sua collaborazione presentandosi ai pubblici ministeri per rendere spontanee dichiarazioni. Pur senza conoscere su cosa gli inquirenti stessero indagando, si è sottoposto agli esami di coscienza più severi per immaginare quali nefandezze avessero offuscato la limpidezza del suo agire per meritare tale trattamento.
Orbene, come ogni montagna partorisce il suo topolino, così anche l’inchiesta sulla Asl di Viterbo ha creato il suo criceto e ha contestato ad Aloisio e a Paoloni quello che mai nessuna immaginazione ci avrebbe consentito di ipotizzare: corruzioni senza mazzette e concussioni senza che il concussore abbia percepito un solo centesimo.
Si scopre così che, mentre nel corso degli anni, i sospetti laceravano la fantasia di molti, Aloisio avrebbe agito nella Asl per finalità gravissime: accrescere, così si afferma nei capi di incolpazione, il suo prestigio personale.
Si scopre, ancora, che sono state trasformate in turbative d’asta gare e affidamenti di incarichi rispetto ai quali sentenze dei giudici amministrativi e provvedimenti della corte dei conti si sono già espressi per la loro assoluta regolarità.
Si scopre, ancora, che sono state considerate illegittime procedure che professionisti autorevoli da noi incaricati di verificare, senza sconti e pregiudizi, la regolarità delle procedure seguite nelle gare e negli affidamenti considerati nei capi di incolpazione, hanno ritenuto ineccepibili.
Si scopre, infine, che sono state considerate utilità corruttive le legittime prestazioni rese, nello svolgimento di regolari contratti di diritto privato, da Paoloni, legato da rapporto di diritto privato con la Asl.
Attendiamo con serenità di poterci confrontare con i pubblici ministeri ai quali, appena possibile, chiederemo di essere interrogati.
Al cospetto di tanti sforzi investigativi, l’unico rammarico è che se le tante energie profuse fossero state impiegate sull’inchiesta dell’ospedale di Belcolle, da Aloisio attivata subito dopo il suo insediamento, forse, oltre che le casse dello Stato, anche i cittadini di Viterbo, oggi, starebbero meglio.
Ma non disperiamo che nuovi elementi che, al riguardo, ci apprestiamo a depositare nei prossimi giorni, consentano di far luce su quello che, per un qualunque cittadino, non può non rappresentare una vergogna.
Alessandro Diddi
Avvocato di fiducia di Giuseppe Aloisio e Mauro Paoloni

