Riceviamo e pubblichiamo – La morte violenta di una sola persona, fosse anche di un nemico, ci deve lasciare sempre inorriditi; ma al tempo stesso ci costringe a volerne conoscere le cause e il contesto, affinché quell’orrore non si ripeta più. Ma quella morte ci chiede pure di non essere strumentalizzata distorcendone la verità.
Durante la Resistenza ci sono state incomprensioni e sono stati compiuti errori anche terribili (vedi gli episodi delle foibe e non solo), ma nulla giustifica l’equiparazione tra chi lottò per battere il fascismo e chi invece fece di tutto perché quel regime sopravvivesse.
La storia parla chiaro, che non se ne vogliano quelli della Giovane Italia, in Istria tra il 1919 ad il 1922 i fascisti assaltarono decine di centri culturali “alloglotti”, che i fascisti incendiavano e distrussero le sedi sindacali, cooperative contadine, le redazioni dei giornali operai e le tipografie, che furono aggrediti, picchiati e assassinati decine di militanti politici e cittadini “slavi”.
Dopo il golpe del 1922 le violenze fasciste divennero “legali” e che fu pianificata una vera pulizia etnica portata avanti attraverso la chiusura delle scuole slovene e croate, i licenziamenti indiscriminati, gli espropri delle terre fino ad arrivare all’italianizzazione forzata dei cognomi e dei toponimi. Dal 1941, anno della guerra Italiana alla Jugoslavia (la guerra va di pari passo al genocidio purtroppo quasi sempre), al 1943, non ci fu un villaggio dei territori occupati che non abbia avuto case bruciate o che non sia stato interamente raso al suolo, non ci fu una sola famiglia jugoslava che non abbia avuto uno o più membri deportati o fucilati.
Nel 1943 la repressione nazifascista dell’insurrezione popolare in Istria costò 13000 vittime tra morti e feriti, le vittime dell’occupazione italiana in Jugoslavia furono oltre 200mila, di cui 11.606 di loro, soprattutto vecchi e bambini, morirono di inedia e malattie nei campi di concentramento italiani. Per loro non c’è nessun “giorno del ricordo” nessun monumento e nessuna piazza o via a rievocarli, da qui la mia proposta in consiglio comunale, che testualmente cito: “Lo spazio lo dedichiamo a tutte le vittime della guerra”.
Cara Giovane Italia mi permetto di dissentire da voi, le Foibe come la Resistenza fanno parte di un periodo storico che è la seconda guerra mondiale… ve la sentireste di disunire il genocidio degli ebrei dalla seconda guerra mondiale?
Quando l’umanità si lascia trascinare dalla febbre del nazionalismo, dalla voglia di supremazia e prevaricazione di un popolo su un altro, dalla guerra imperialista (come quella nazifascista), quando si lascia andare alla violenza, allora la violenza genera altra violenza fino a coinvolgere tutti, indiscriminatamente.
La mia astensione non è dovuta al sostegno di una tesi negazionista sulle foibe ma sulla mozione che a mio parere denota un certo razzismo di parte.
Infatti non intitolando uno spazio pubblico a tutti i caduti della “questione Giuliano Dalmata” chi è che distingue i morti di seria A da quelli di serie B? Chi è di serie A gli italiani ai quali dedicate un luogo per ricordare e di serie B gli slavi dei quali non vi curate? Siete sicuri di avere le idee chiare?
Devid Centofanti
Consigliere comunale