Riceviamo e pubblichiamo – Non desideriamo alimentare alcuna polemica diretta con l’amministrazione provinciale, e meno che mai con il suo presidente, Marcello Meroi; tuttavia, le sue determinazioni, unitamente alle dichiarazioni che le accompagnano, rendono inevitabile una breve precisazione.
Non è, intanto, vero che abbiamo mancato di riconoscere al presidente Meroi il merito di essersi adoperato per una soluzione dei numerosi e cruciali problemi determinati dall’abuso del lavoro precario in Provinca; quando (e finché) questo merito c’è stato lo abbiamo riconosciuto – anche pubblicamente (possiamo collazionare gli interventi, occorrendo…).
Quando ha cessato di adoperarsi, affidandosi a giudizi ondivaghi da parte di suoi dirigenti “competenti” o altri suggeritori, e avviandosi così a peggiorare intollerabilmente la situazione dei lavoratori, lo abbiamo detto; e, anzi, lo abbiamo avvertito prima che non avrebbe incontrato il nostro consenso.
Sono mesi che abbiamo proposte precise. Sono mesi che le scriviamo. Sono mesi che l’amministrazione provinciale le conosce.
Poi, quando prendiamo atto che l’amministrazione provinciale non vuole ascoltarci, e chiediamo agli amministratori e ai dirigenti di fare il loro lavoro, cioè spiegare le proposte, per tutta risposta si interrompono i contratti di lavoro.
Il che sembra significare, piuttosto chiaramente, che, in realtà, l’amministrazione sta utilizzando il bisogno che i lavoratori hanno del lavoro, per imporre che essa, e solo essa, possa decidere come si lavora, per quanto tempo, che cosa si fa, e con quali contratti.
Con buona pace di ogni concertazione… e anche dei diritti, invero…
Che cosa dovrebbe fare un sindacato, vero, in questo caso?
Respingiamo al mittente l’insinuazione che sia nostra responsabilità se si sono – incredibilmente – interrotte le prestazioni di lavoro, anche quelle di lavoratori che non avevano nulla a che vedere con la vertenza in corso; mettendo il pericolo i servizi agli utenti in settori cruciali, come la tutela del lavoro (che paradosso!).
Questa, in realtà, è una risposta scomposta alla nostra domanda di trasparenza nelle decisioni di spiegare chiaramente cosa si decide e perché.
È l’amministrazione provinciale, il suo presidente Marcello Meroi, il suo assessore al lavoro e all’istruzione, Paolo Bianchini, la dirigente competente Giuliana Aquilani che hanno deciso di non far lavorare i lavoratori… non il sindacato!
Il sindacato tutela diritti; noi facciamo quello per cui istituzionalmente esistiamo.
E, francamente, davvero qualcuno ha creduto, nella giunta o altrove, che la Uil Fpl di Viterbo avrebbe accettato di sottoscrivere che i servizi per l’impiego (che dovrebbero servire a promuovere il lavoro secondo i diritti) potessero funzionare con un esercito di interinali?
Noi non abbiamo mai incoraggiato i nostri lavoratori a rifiutare alcuna proposta, neppure quella di ingrossare le fila della già abnorme somministrazione di lavoro; sappiamo benissimo che i giovani lavoratori precari sono la parte debole di questa storia, che sta diventando assai triste…
Abbiamo soltanto chiesto alla Provincia di spiegare le sue proposte.
Ora apprendiamo che si conferiranno altre consulenze, che si spenderà altro denaro, che potrebbe servire a retribuire i lavoratori; ma, allora, la giunta, i dirigenti, a cosa servirebbero?
Noi continuiamo a sperare in un cambio di passo.
Che si stipuleranno veri contratti di consulenza, con i ragazzi che sono veri professionisti, con titoli ed esperienza che altri datori di lavoro pubblici o privati invidierebbero; che si cominci ad intrattenere rapporti che corrispondono ai contratti che si stipulano.
In fondo non è neppure difficile… È così difficile, presidente? È così difficile, dirigente?
Noi speriamo di poter ricominciare a riconoscere alla Provincia i suoi meriti. Speriamo di poter contrattare per i ragazzi che tuteliamo un futuro migliore, e migliori servizi per gli utenti. Per intanto, la storia del sindacato dei lavoratori è – anche – storia di lotta.
Angelo Sambuci
Segretario provinciale Uil Fpl Viterbo
