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– (g.f.) A che serve una società che deve gestire un aeroporto quando l’aeroporto non c’è e semmai ci sarà non toccherà a lei gestirlo, ma a qualcun altro? A niente verrebbe da dire. Ma è meglio non dirlo, altrimenti si creano problemi esistenziali alla Savit e a chi oggi ne fa parte.
Nata nel 2000, la partenza era buona. Camera di Commercio, Provincia e Comune si sono messi insieme per gestire un aeroporto di tipo turistico.
Solo che nel 2007 Viterbo è individuata come sede di uno scalo in sostituzione di Ciampino e la realizzazione spetta ad Adr.
Logica vorrebbe che Savit venisse sciolta. Invece no.
Così, il capitale sociale della spa, da 300mila euro iniziali (100mila ciascuno tra i tre enti) si riduce agli attuali 120mila. Senza avere fatto niente, persi 180mila euro. Soldi pubblici.
In media se ne vanno diecimila euro ogni anno, sono le spese minime per la gestione. Pochi, solo che anno dopo anno la cifra cresce.
Della Savit si è tornato a parlare ieri in commissione comunale, perché i soci sarebbero pronti a trasformarla da spa a srl. Capitale sociale 90mila euro.
Dopo questo cambio Camera di Commercio, Comune e Provincia venderebbero le loro quote a privati. Al valore nominale.
In pratica un imprenditore qualsiasi pagherebbe 90mila euro per avere una società del valore di 90mila euro. Per farsene cosa? Progettare o meglio, sognare un aeroporto?
Se si vuol far volare la fantasia, basta andare da un notaio e con mille euro una società la si apre di sana pianta.
Forse ieri la maggioranza in commissione l’ha capito e ha accantonato l’idea. Dirottandola verso un cassetto. C’è tempo. Tanto, diecimila euro in più, diecimila euro in meno…
