– Tusciaexpò, pure il Comune si chiama fuori.
Dopo Camera di commercio, Provincia e Regione anche a palazzo dei Priori hanno deciso. La fiera non si vede nemmeno in lontananza, le perdite sì, quindi dopo tanti anni è tempo di chiudere.
In commissione è arrivato il piano per la chiusura delle società partecipate e seppure con un po’ di ritardo, arriva il de profundis per la società che avrebbe dovuto dare corpo al polo fieristico viterbese. Meglio tardi che mai?
“Il punto vero – spiega Alvaro Ricci (Pd) – non è tanto il deficit finale che va ripianato, ma le responsabilità di chi l’ha generato.
Da un primo esame, l’unico saldo attivo della società è il progetto della fiera. Il patrimonio è quello, ottocentomila euro d’acconto come capitale attivo”. Non male.
“Poi ci sono 350 mila euro di debiti – continua Ricci – verso banche e fornitori. Se si considerano quelli pregressi, si può facilmente arrivare a due milioni di euro. Buttati per aria”.
Con il rischio che s’inneschi pure un meccanismo sulle responsabilità per come il deficit si sia creato e da chi.
Nessun dubbio, invece, sulle responsabilità politiche. “Andiamo avanti dal 1999 – ricorda Ricci – ci fu l’intuizione regionale di un piano fieristico a Viterbo, Sora e Roma”.
Oggi due su tre sono funzionanti. E nessuna delle due è a Viterbo.
“L’ennesima occasione di sviluppo persa – osserva Ricci – e una montagna di soldi buttati. Così com’è stato per il centro agroalimentare, andato a Fondi. Se ci mettiamo pure l’aeroporto, il quadro è completo.
In questa città dalla metà degli anni novanta la maggioranza non ha mai cambiato di colore politico. Su questi temi le responsabilità di un fallimento sono chiare”.
Giuseppe Ferlicca
