– Quando il Pd nacque dall’unione degli ex comunisti con gli ex democristiani e qualche cromosomo laico, dovendosi provvedere al mantenimento del neonato, anche i tesorieri della Margherita e della Quercia – genitori legali – furono chiamati al talamo.
Ugo Sposetti, il compagno – definendosi per l’occasione “Ughetta” – racconta che lui e “Luigino” Lusi, margheritino, “fecero come due poveri in canna che si sposano. Ughetta aveva un po’ di patrimonio (tra l’altro 2399 immobili e molti debiti), Luigino un po’ di soldi (una venticinquina di milioni di euro di rimborsi elettorali del 2007 e passivo ordinario). Quel che abbiamo detto al sindaco è stato: facciamo la separazione dei beni”.
Marco Damilano, che le cose della politica le conosce bene (giornalista dell’Espresso bravo e figlio di un alto dirigente della vecchia Dc) annota in proposito che la separazione poteva essere “un’uscita di sicurezza nel caso in cui il Pd fallisse e fosse necessario tornare ai partiti d’origine”.
Sposetti è un politico che da tesoriere (ma anche da parlamentare e antico amministratore provinciale) ha rispetto bipartisan. Dagli avversari e, quel che è meno facile, pure dai suoi, che – in questa triste storia nella quale, a quanto confessato da Lusi, si sarebbero usati i soldi non solo per il partito – dovranno ringraziarlo per aver tenuto divise le casse.
Ai fiori di margherita la loro e un po’ di fondazioni culturali.
Alla Quercia, robuste custodie di beni immobiliari e non, anch’esse fondazioni, però ben presidiate da compagni di provata lealtà in ogni parte d’Italia.
Renzo Trappolini
