– Un borsone pieno di arnesi da scasso pronti per l’uso.
Apparteneva ai tre uomini arrestati due giorni fa da volante e squadra mobile per tentato furto aggravato (video). A sorprenderli, è stato lo stesso padrone di casa, che, intorno alle 13, si è incrociato con i tre sulle scale del suo palazzo in via Polidori, a Viterbo. Uno lo aveva persino salutato.
Non sapeva che avevano appena tentato di svaligiargli l’appartamento. Se n’è accorto subito dopo, quando ha notato che la serratura della sua porta era stata forzata. A quel punto è andato di corsa in Questura a sporgere denuncia.
Fondamentale la descrizione del gruppo fornita dall’uomo agli agenti, che hanno subito diramato le ricerche.
Ancor prima dei tre, sono state trovate le loro auto: una Mercedes Classe A, indicata dalla vittima del tentato furto, una Seicento blu. La prima contenente un borsone con cacciaviti, martelli e piedi di porco. La seconda, probabilmente usata dai tre per i sopralluoghi, una valigia con della biancheria. Segno, secondo gli inquirenti, che i tre avevano progettato la trasferta a Viterbo per mettere a segno qualche colpo.
Il primo, Pasquale Pengue, 49enne napoletano, è stato bloccato dai poliziotti di quartiere in via Molini, piccola traversa di via Garbini. Dopo mezz’ora, è stato rintracciato il fratello 60enne Alfonso, sempre nella stessa zona.
Portati in Questura, gli agenti si sono subito accorti che uno dei loro cellulari squillava ripetutamente. Era il terzo complice, Luigi Noce, 53enne, campano anche lui, gravato da una lunga lista di precedenti penali. Chiamava da un albergo in cui, poco dopo, gli agenti sono andati a prenderlo. Per i tre sono quindi scattate le manette per tentato furto aggravato.
Stamattina il processo per direttissima al tribunale di Viterbo. Il giudice Gaetano Mautone li ha condannati a sette mesi di reclusione e al pagamento di una multa. Per due di loro (Luigi Noce e Pasquale Pengue) si sono aperte le porte del carcere. Il terzo, invece, incensurato, resta a piede libero.






