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Un’inchiesta pesante e complessa

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Il procuratore capo di Viterbo Alberto Pazienti

Il procuratore capo di Viterbo Alberto Pazienti

La Cittadella della Salute, sede della Asl

La Cittadella della Salute, sede della Asl

(s.m.) – Stavolta è davvero finita. Con gli ultimi 15 avvisi di conclusione delle indagini si è chiusa ufficialmente la maxi-inchiesta Asl. Un ciclone che ha travolto soprattutto la vecchia dirigenza e i funzionari dell’azienda sanitaria viterbese, accusati di barattare appalti con assunzioni pilotate oppure con tangenti.

Soldi, clientelismo e potere nel più imponente fascicolo della Procura di Viterbo: almeno trenta indagati, tra persone e società, e cinquanta faldoni di atti, per un totale di oltre 10mila pagine. “Una vera fatica”, la definisce il procuratore capo Alberto Pazienti, che può finalmente fare il punto sul lavoro portato avanti dai suoi magistrati per oltre tre anni.

“Siamo andati a rilento, anche per una serie di circostanze indipendenti dalla nostra volontà – spiega -. I gip sono oberati di lavoro. Abbiamo dovuto aspettare che il giudice si pronunciasse sulle nostre richieste, prima di poter dichiarare chiusa l’indagine”. Il riferimento è a quelle quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere che la Procura aveva chiesto per l’ex manager della Asl Giuseppe Aloisio, per il suo consulente strategico Mauro Paoloni, per il titolare della società Ali Gianluca Parroccini e per l’imprenditore Roberto Angelucci. Tutte rigettate – eccetto la richiesta di sequestro dei conti del gruppo Rori – dal gip Salvatore Fanti. Decisione che la Procura rispetta, ma non condivide. Da qui, il ricorso in appello al tribunale del Riesame.

“Non possiamo dire che ce l’aspettavamo – continua Pazienti -. Fino all’ultimo, non sapevamo se il gip avrebbe dato o meno l’ok agli arresti. Alla fine, ha ritenuto che non sussistessero esigenze di custodia cautelare. Noi sosteniamo il contrario e lo abbiamo scritto nel nostro ricorso. Ora sarà il Riesame a dover decidere. Aspettiamo che sia fissata l’udienza”.

Su quelle richieste d’arresto respinte, comunque, i dubbi restano. Soprattutto riguardo l’opportunità, da parte del gip Fanti, di pronunciarsi sulla vicenda, dal momento che la figlia del giudice, che lavora alla Asl, sarebbe stata assunta attraverso l’agenzia interinale Ali. Il titolare è Gianluca Parroccini. Lo stesso per cui i pm Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma hanno chiesto l’arresto, insieme a Paoloni, Angelucci e Aloisio.

Fanti si è trovato, in breve, a decidere del destino dei datori di lavoro della figlia. La possibilità di operare in conflitto di interessi c’era. Perché non si è astenuto? Il procuratore capo non se la sente di puntargli il dito contro. Si limita alle supposizioni. “Potrebbe aver considerato la cosa irrilevante, ai fini della decisione – dice Pazienti -. Oppure, si è trattato di una svista. Leggendo le nostre 459 pagine di richieste di custodia cautelare, il gip potrebbe non essersi accorto di quanto scritto in alcuni passaggi. Del resto, la Procura stessa è venuta a sapere in questi giorni che la figlia di Fanti è stata assunta nel 2006 da Parroccini e nel 2008 da Aloisio”.

Un’eventuale astensione di Fanti, comunque, non conviene agli inquirenti. Perché significherebbe nominare un nuovo gip che dovrebbe ristudiarsi tutti i cinquanta faldoni da capo, prima di decidere sui rinvii a giudizio che i magistrati, sicuramente, chiederanno. In pratica, sarebbe solo un’altra perdita di tempo, per questioni che alla Procura non interessano. Quello che conta, ora come ora, è la partita da giocare al Riesame. E anche per quella, scherza il procuratore, ironizzando sul suo stesso cognome, “bisognerà essere pazienti”.


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