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Valentano e i Farnese a palazzo papale

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Il palazzo papale

Il palazzo papale

– “Valentano e i Farnese nella storia e nell’arte” era il tema che era stato assegnato a Romualdo Luzi e a Fulvio Ricci con l’obiettivo di compiere un giro d’orizzonte per cogliere l’essenziale della storia di Valentano, prima e dopo del ducato dei Farnese, e il ruolo di questa famiglia nel segnare la storia artistica del territorio.

L’incontro si è svolto nella sala di studio al pianterreno di Palazzo Papale, venerdì 17 febbraio.

Due maestri della materia hanno dato un saggio della loro arte e hanno lasciato intravedere un gran numero di possibili, appassionanti approfondimenti intorno alla storia di Valentano (dal medioevo alla fine del Ducato di Castro) e sul rapporto tra i Farnese e l’arte, in particolare nelle espressioni architettoniche e nella committenza artistica.

Luzi ha seguito passo passo la fortuna di questa famiglia che, sin dal periodo dei Papi ad Avignone, si mette al servizio dello Stato pontificio e costruisce la loro forza attraverso oculate alleanze matrimoniali, indovinate carriere nelle armi e nella burocrazia ecclesiastica e qualche fortunato passaggio nelle alcove che contavano.

Divengono così, quando il loro più illustre esponente Alessandro Farnese senior è creato papa con il nome di Paolo III, una famiglia che svolge un ruolo importante nella politica italiana ed europea del XVI e XVII secolo.

Fulvio Ricci ha portato a intuire la lungimiranza dei Farnese nel campo artistico: c’è un “grande disegno di potenza” dietro le commissioni dei Farnese che trasformano e costruiscono i loro palazzi residenziali nell’alto viterbese (Valentano, Ischia di Castro, Capodimonte, Gradoli) e poi a Caprarola e a Roma e in giro per l’Italia (nel Ducato di Parma e Piacenza, ma non solo).

E questo disegno lo si può cogliere anche quando diventano committenti di statue, di affreschi e di tele: queste opere servono a dare corpo alla loro volontà di emergere tra le famiglie aristocratiche del tempo e nelle corti di mezza Europa.

In questa linea si colloca anche la costruzione di una adeguata storia delle origini ma soprattutto quelle splendide decorazioni dei loro palazzi e delle chiese che sono sotto la loro protezione che non sono solo belle, sono un continuo messaggio che viene rivolto a tutti di quello che sono già e di quello che vogliono divenire.

Una conferma di questo disegno in particolare – nell’Alto Lazio – sono i santuari mariani che vedono tutti (a partire da quello della Quercia) una evidente espressione di come la loro influenza non si sviluppasse solo nell’ambiente delle corti e della cultura alta ma anche in quella della diffusione dei modelli di devozione e dei comportamenti religiosi.


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