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– L’Antartide non è ancora stato violato dalla mano dell’uomo e potrebbe essere d’aiuto per capire meglio i cambiamenti climatici (*fotogallery).
Questo è il messaggio che voleva lanciare il prorettore dell’Università degli Studi della Tuscia Giuseppe Nascetti, andato in spedizione in Antartide a gennaio, e per divulgare i risultati delle ricerche scientifiche effettuate sul posto.
“Nonostante le condizioni climatiche molto dure – ha affermato Nascetti – non c’è mare più ricco di quello, c’è un’infinità di specie che dimostrano che lì l’uomo ancora non c’è e non è intervenuto né con la caccia né con qualsiasi altra attività distruttiva. C’è, in effetti, un trattato mondiale che stabilisce che non si può intervenire in quelle zone”.
Per verificare l’assenza di alterazioni dell’ecosistema marino ci si basa sullo studio di indicatori biologici su particolari specie marine, i nematodi anisakidi, “parassiti di crostacei, molluschi, pesci e mammiferi marini”.
Questi parassiti sono importanti perché per completare il loro ciclo vitale devono passare in vari “ospiti” per diventare adulti nei mammiferi marini e influendo, così, su vari livelli delle reti trofiche marine. Il dato importante è che nelle acque dell’Antartide ci sarebbe un’elevata presenza dei nematodi anisakidi e questo è sintomo di salute degli ecosistemi marini. Dove ce ne sono pochi significa che il mare sta male.
“Il risultato incoraggiante – spiega ancora il prorettore – è che non ci sono differenze di dati con la prima spedizione effettuata nel 1993/94 e gli Ice fish, tipici di quelle zone, continuano ad avere elevate quantità di quei parassiti”.
Dalle ricerche sarebbe emerso anche un altro dato importante che ha a che fare con il riscaldamento globale.
“Secondo gli oceanografi – afferma Nascetti – il riscaldamento globale sta sì innescando lo scioglimento dei ghiacci, ma sta anche attenuando i fenomeni di rimescolamento con le acque calde dei tropici. Paradossalmente, con questo fenomeno, potremmo anche andare incontro a una glaciazione.
Questo dato non è per mettere in discussione le teorie dei climatologi – precisa il prorettore -, ma per porre un dubbio su quello che potrebbe effettivamente portare il riscaldamento globale”.
Altro dato importante rilevato dalla spedizione in Antartide è la presenza di nuove specie: ad oggi ne sarebbero state rilevate quasi 10mila.
“Questo sorprendente risultato – spiega Nascetti – dimostra che il circolo Antartico è un hotspot di biodiversità, contrariamente a quanto si pensava qualche anno fa. Ed è l’unico dei 34 presenti sul pianeta dove non si riscontra una perdita di biodiversità.
Non c’è ancora nessun lavoro scientifico – afferma con orgoglio il prorettore – che documenti l’estinzione di qualche specie”.
Per tutte queste ragioni si ritiene necessario continuare a proteggere l’ecosistema e far rispettare il trattato antartico stipulato a livello internazionale per evitare qualsiasi tipo di attività che possa nuocere quelle zone.
Il prorettore affronterà molto dettagliatamente tutti questi argomenti in un seminario che si terrà il 7 marzo al liceo scientifico di Tarquinia.
Elisa Cappelli





