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Arsenico, la Provincia vuole i poteri straordinari

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Il presidente della Provincia Marcello Meroi

Il presidente della Provincia Marcello Meroi

Paolo Equitani

L'assessore Paolo Equitani

Riceviamo e pubblichiamo – La Regione Lazio deve concedere al territorio i poteri straordinari per gestire l’emergenza arsenico nei 39 comuni della Tuscia che presentano concentrazioni superiori ai 10 microgrammi litro nelle proprie fonti e che, a partire dal primo gennaio 2013 senza interventi risolutivi, si troveranno costretti ad emettere l’ordinanza di non potabilità dell’acqua.

Il presidente della Provincia Marcello Meroi, insieme all’assessore all’Ambiente Paolo Equitani, questa mattina ha incontrato i sindaci dei Comuni che in base ai dati forniti dall’Asl e datati febbraio 2012, presentano nelle proprie acque concentrazioni di arsenico superiori al parametro massimo di tolleranza imposto dalla Comunità Europea.

Il 31 dicembre 2012 scadrà il periodo di deroga e quindi con l’inizio del 2013 se non saranno ricondotte le concentrazioni al di sotto della soglia massima di 10 microgrammi litro non sarà più possibile da parte dei Comuni, certificare la potabilità delle acque. Il problema, come detto, riguarda 39 comuni per un totale di 127mila abitanti.

Secondo una stima fatta dalla Provincia, per portare a termine i necessari lavori di messa a norma degli impianti, servono circa 18 milioni di euro che la Regione ha però già detto di non poter al momento erogare.

“Si corre il serio rischio – ha ribadito l’assessore provinciale all’Ambiente Paolo Equitani – di non avere i tempi tecnici per portare a termine gli interventi, costringendo i cittadini a prelevare l’acqua con i secchi dalle fontanelle. Una prospettiva decisamente assurda e improponibile. Considerato che la Regione ha già fatto sapere di non poter far fronte ai costi non resta che rimboccarci le maniche, ricercando soluzioni alternative e rapide”.

La Provincia ha quindi proposto ai sindaci di richiedere un incontro al presidente della Regione Lazio Renata Polverini per prospettare un’ipotesi alternativa. I Comuni si potrebbero fare carico degli interventi necessari, all’interno di una strategia unitaria coordinata dall’Ato, dietro la garanzia di un rimborso dei costi da parte della Regione in un arco temporale da definire.

La proposta però ha incontrato lo scetticismo dei sindaci, in quanto molti dei Comuni interessati non hanno la possibilità di contrarre nuovi mutui. Tuttavia è stata ribadita l’esigenza di agire unitariamente sotto il coordinamento della Provincia.

Il presidente Meroi ha comunicato che, nella giornata di martedì, incontrerà il presidente Polverini, alla quale chiederà un incontro con la Provincia e i Comuni in tempi brevi.

“Quella che stiamo affrontando – ha aggiunto Meroi – è una fase di emergenza, e lo dimostra il fatto che la gestione del problema è stata affidata a livello regionale a un commissario straordinario. Il sindaco è la massima autorità sanitaria sul territorio ed è responsabile della salute pubblica. Se entro il 31 dicembre 2012 il problema non sarà risolto, i sindaci che non emetteranno le ordinanze di non potabilità dell’acqua nei propri Comuni commetteranno un reato. I sindaci saranno quindi costretti a vietare l’utilizzo dell’acqua per evitare di incorrere in un procedimento penale, con tutti i disagi che inevitabilmente graveranno sui cittadini.

Una situazione d’emergenza come questa non può che essere gestita con il trasferimento dei poteri straordinari, già concessi alla Regione, sul territorio. Impensabile seguire le procedure ordinarie. Ritengo – conclude Meroi – che debba essere questa la richiesta da presentare con forza, tutti insieme, alla Regione”.


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