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Riceviamo e pubblichiamo – Quali originari sottoscrittori della candidatura Antonelli riteniamo necessario ribadire con chiarezza le ragioni della nostra iniziativa e dei suoi sviluppi successivi.
Anche recentemente il segretario provinciale Andrea Egidi ha continuato a ripetere la tesi dell’“unitarietà” del partito, rappresentata dalla elezione di Fabbrini alla presidenza dell’assemblea provinciale e dalla nomina della sua nuova segreteria.
E’ invece evidente che l’una e l’altra vicenda nulla hanno a che fare con l’unità del partito, rappresentando, molto più semplicemente, il suggello della provvisoria alleanza di alcune personalità locali.
Si tratta di un accordo, i cui contenuti ignoriamo, che vede comunque estranea una parte molto consistente del partito.
Nel corso dell’assemblea provinciale Fabbrini ha raccolto una percentuale di voti pari al 45,20% dei suoi membri ed al ballottaggio, nonostante le cinque ore di apertura del seggio e la straordinaria mobilitazione della maggioranza, è faticosamente arrivato al 58,90%.
L’assemblea provinciale, eletta poco più di un anno fa, rappresenta concretamente ed in modo capillare il Pd nel territorio viterbese.
Esiste una maggioranza quindi i cui concreti numeri e la cui effettiva capacità di interlocuzione con il partito reale sono tutte da verificare.
Volere, sotto la falsa insegna dell’unitarietà, rinchiudere il Pd viterbese all’interno del ristretto perimetro di un accordo tra alcune personalità è profondamente sbagliato, spacca inevitabilmente il partito e gli impedisce di aprirsi alla società.
Ricordiamo ad Egidi che sabato a Roma l’assemblea regionale ha eletto Marta Leonori a presidente.
Con numeri regionali analoghi a quelli provinciali di Viterbo, Enrico Gasbarra ha deciso che quel ruolo sarebbe andato a una donna della minoranza, appunto per costruire un percorso virtuoso ed unitario.
Esattamente quello che intendevamo proporre con la candidatura di Cristiana Antonelli.
Su di essa o su di un’altra candidatura innovativa e femminile si poteva effettivamente costruire una nuova e diversa fase del partito, allargando il perimetro della classe dirigente oltre gli angusti limiti nei quali ci si è mossi a Viterbo dalla fondazione del Pd ad oggi.
Avremmo inoltre iniziato finalmente ad affrontare la nostra questione femminile.
L’elezione di Fabbrini, non per sua responsabilità, rappresenterebbe la perpetuazione della sistematica esclusione delle donne democratiche da ruoli monocratici del partito e dalle cariche istituzionali.
Sono uomini i due parlamentari iscritti al Pd, il consigliere regionale e i due candidati non eletti, il candidato che è stato presentato per la presidenza dell’amministrazione provinciale e tutti gli otto consiglieri eletti, il segretario provinciale, il vicesegretario, il segretario giovanile, l’ultimo candidato a sindaco di Viterbo ed i primi cittadini di Civita Castellana, Tarquinia e Montefiascone. E si potrebbe continuare nell’elencazione.
E’ questa la principale ragione politica per la quale contestiamo l’elezione di Fabbrini.
Confinare le donne democratiche in cariche collegiali rappresenta una violazione dei principi che hanno ispirato la fondazione del Pd avverso la quale ci opponiamo e ci continueremo ad opporre in tutte le sedi, perché convinti che tale prassi privi il partito e la società viterbese di un fondamentale capitale umano.
Su questo il segretario provinciale e gli esponenti di riferimento della attuale maggioranza sono chiamati a rispondere non tanto a noi, quanto agli elettori viterbesi.
Cristiana Antonelli
Gloria Ceccarini
Giovanna Craba
Rossella De Paola
Carlo Mezzetti
Rodolfo Perosillo
Giovanna Posati
Vilma Usai
Daniela Volpi
