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Riceviamo e pubblichiamo – Lo sciopero generale indetto dalla Fiom ha costituito e rappresentato nello stagnante e deprimente quadro politico, economico e sociale italiano una giornata densa di impegno, di principi repubblicani, di valori costituzionali e, soprattutto, di speranze.
Sì, speranze per le lavoratrici e i lavoratori, per i senza lavoro, per i giovani privati di qualsiasi prospettiva necessaria per programmare un futuro dignitoso e, perché no, per ripensare profondamente la nostra democrazia.
Con la manifestazione nazionale di Roma, i metalmeccanici hanno ritenuto opportuno allargare il fronte della vertenza sui rapporti di lavoro e sulle relazioni sindacali ingaggiata contro Fiat o Federmeccanica alle questioni più generali come quelle dei diritti sociali e civili, dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, del welfare e del sistema pensionistico, dell’inclusione sociale, dello sviluppo sostenibile, della partecipazione dei lavoratori e dei cittadini nelle scelte di governo delle comunità e dei territori.
L’amministrazione comunale di Corchiano, sulla scorta delle proprie sensibilità, culture politiche e pratiche democratiche, ha aderito e partecipato con convinzione per diffondere la necessità di garantire ed estendere la cassa integrazione quale alternativa ai licenziamenti collettivi in assenza di investimenti pubblici e privati e di serie politiche economiche, la tutela del reddito, la libertà sindacale nei luoghi di produzione e lavoro, oggi messa duramente a repentaglio – il caso Pomigliano lo dimostra in tutta la sua brutalità -, la sicurezza del disoccupato, il superamento della precarietà.
Non solo. Il Comune ha preso parte alla manifestazione delle tute blu anche per promuovere un’economia basata sul rispetto dell’ambiente e del territorio, per chiedere un piano straordinario d’investimenti pubblici, per tutelare e promuovere i beni comuni e i servizi pubblici essenziali. Proprio dalla difesa dei beni comuni passa la costruzione di nuovi posti di lavoro e l’apertura verso un’idea di democrazia basata non tanto sulla rappresentanza quanto sulla partecipazione diretta e sulla condivisione delle proposte.
Quando poi si parla di sovranità popolare, di rispetto delle vocazioni territoriali e di salvaguardia dell’ambiente le ragioni e i timori di tutti coloro che, a partire da chi abita, lavora e amministra la Val di Susa, si oppongono all’alta velocità non avrebbero potuto non ritrovarsi nella piattaforma politico sindacale lanciata dalla federazione guidata da Maurizio Landini.
Infatti, la manifestazione nazionale ha visto la partecipazione sul palco dei No Tav. Vicenda invero drammatica, quella dell’alta velocità, che vede da anni il costante tentativo di annientare e defraudare intere comunità, colpevoli solo di opporsi a una costosa e inutile grande opera, quando invece quel territorio, così come quello dell’intera nazione, avrebbe disperatamente bisogno di piccole grandi opere, utili e necessarie.
La manifestazione del 9 di marzo pertanto ha costituito e costituisce un momento essenziale per tutti coloro che, credendo nelle pratiche della democrazia, nel confronto e nel dialogo, nella giustizia sociale, nella libertà, nell’informazione libera, nella pubblica istruzione e, soprattutto, in un lavoro stabile fondato sui diritti, aspirano a un concreto e reale cambiamento politico e sociale.
Livio Martini
Vicesindaco di Corchiano


