Riceviamo e pubblichiamo – Alla luce delle notizie diffuse attraverso il comunicato stampa del 22 marzo 2012 a firma di Aurelio Neri e Lino Rocchi (rappresentanti Usb), la proprietà della Casa di Cura Salus ritiene necessario replicare alle accuse mosse alla struttura.
Neri e Rocchi riferiscono informazioni inesatte, con riferimento alla asserita ostinazione della Salus a voler gravare con la Cassa integrazione solo i lavoratori economicamente più deboli.
I rappresentant i dell’Usb omettono un dato di fondamenta le importanza, nonostante siano stati idoneamente informati in più occasioni: gravare con la Cassa Integrazione a rotazione anche gli infermieri è impossibile o quantomeno lo è se si vuole agire nel rispetto della legge.
La situazione di difficoltà che ha reso necessari gli interventi nei confronti di ausiliari e Ota non deriva certamente da una volontà o da una negligenza della struttura, come l’Usb vorrebbe far credere, ma dai tagli imposti dalla Regione che hanno portato alla riduzione dei posti letto accreditati da 48 a 28, con l’introduzione di 20 posti di hospice domiciliare.
Il regime di hospice domiciliare richiede il soddisfacimento di requisiti minini indicati dalla legge, tra i quali espressamente rientra l’obbligo di forn ire un’assistenza domiciliare e reperibilità diurna e notturna offerta esclusivamente da medici e da infermieri professionali, muniti del necessario titolo ovvero della laurea in Scienze infermieristiche.
Non è dunque l’ostinazione della proprietà che si sarebbe, inopinatamente, accanita nei confronti di una categoria di dipendenti per privilegiarne un’altra, ma semplicemente una scelta obbligata, dettata dalla variazione dell’accreditamento che ha dato luogo ad un esubero di personale nel settore degli operatori tecnici ausiliari.
Ed ancora, pare opportuno difendere la Casa di Cura Salus dalle accuse di immobilismo ed apatia ingiustamente mosse da Usb invitando Rocchi e Neri a documentarsi prima di pubblicare notizie che, per la loro inesattezza, non offrono un buon servizio al pubblico ed ancor meno ai lavoratori, così disorientati da asserzioni demagogiche e prive di fondamento che delineano un quadro artificiosamente falsato della realtà.
A ben vedere l’unica a restare immobile,”in attesa della manna dal cielo”, mentre la proprietà continuava a sollecitare gli enti preposti, è proprio la Usb che, in barba alle tante promesse, si è completamente disinteressata di farsi portavoce degli interessi dei lavoratori di fronte alle autorità che più contano e che hanno veramente in mano il destino della struttura e delle famiglie dei dipendenti.
L’unica misura che l’Usb ha adottato è stata quella di non sottoscrivere l’accordo sulla cassa integrazione, responsabilmente accettato da tutte le altre rappresentanze sindacali, aprendo così la strada ai licenziamenti.
La direzione della Casa di cura Salus
