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Il Banco di Brescia dice sì al nuovo contratto nazionale

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Un'immagine dell'assemblea del personale del Banco di Brescia

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– Approvata dall’assemblea dei lavoratori del Banco di Brescia della provincia di Viterbo, con larghissima maggioranza, l’ipotesi di accordo del nuovo contratto nazionale dei bancari.

Ieri lunedi 26 marzo si è tenuta a Viterbo, nella sala ex Padri Giuseppini sita in via Murialdo, l’assemblea del personale del Banco di Brescia – Gruppo Ubi della provincia di Viterbo.

All’ordine del giorno l’approvazione dell’ipotesi di accordo del nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro siglata il 19 gennaio scorso tra le organizzazioni sindacali di categoria e l’associazione bancaria italiana.

La relazione introduttiva, di fronte ad una moltitudine di partecipanti, è stata tenuta da Cosimo Torraco del comitato direttivo centrale – dipartimento contrattualistica della Fabi.

A rappresentare le sigle Fabi, Fiba, Fisac, Sinfub, Ugl e Uilca e a presiedere l’assemblea i dirigenti sindacali Aldo Bellocchi, Ernesto Bruni, Paolo Capotosti, Silvio Cappelli, Pierpaolo Cocchi, Antonio Del Rosso e Piergiorgio Signorelli.

Su 147 lavoratori presenti 144 hanno votato a favore e soltanto tre contrari.

Un rinnovo contrattuale arrivato nel più grave periodo sociale ed economico della storia italiana, e che i lavoratori hanno saputo apprezzare. Il nuovo contratto avrà decorrenza il 1 giugno prossimo e scadrà, sia per la parte economica che per quella normativa, il 30 giugno 2014.

“Già in fase di prima valutazione non abbiamo esitato – afferma Lando Sileoni attuale segretario generale nazionale della Fabi – a definire il risultato positivo, specie in riferimento all’attuale difficilissima situazione internazionale e nazionale, situazione profondamente peggiorata rispetto a quella di approvazione della piattaforma contrattuale.

Ma, ancor più, positivo perché sono stati ottenuti risultati importanti sul versante della salvaguardia dei diritti e delle tutele individuali – che erano stati messi pesantemente sotto attacco – e sul versante occupazionale”.

Un rinnovo contrattuale, questo, che rappresenta un segnale di grande importanza sociale per le condizioni che definisce, in termini di crescita dell’occupazione stabile nel settore e di difesa della categoria.

Questi, tra le altre cose, i punti qualificanti dell’accordo:

– 170 euro medi di aumento economico, da riparametrare in base agli inquadramenti dei lavoratori. Un aumento economico che recupera l’inflazione;

– La creazione di un fondo per la buona e stabile occupazione, a cui contribuiranno economicamente con il 4% del proprio stipendio gli alti dirigenti bancari. Il Fondo, a regime, permetterà l’assunzione di circa 16.500 giovani nei prossimi 3 anni, con l’obiettivo di arrivare a 25 mila in 5 anni.

I giovani entreranno in banca con un salario temporaneamente ridotto del 18%. Dopo quattro anni lo stipendio raggiungerà i livelli tabellari del contratto nazionale. Ma le assunzioni saranno tutte a tempo indeterminato;

– La possibilità per le banche di riportare all’interno del proprio perimetro tutte quelle lavorazioni che negli anni precedenti erano state esternalizzate. I lavoratori coinvolti in questo processo di “insourcing” potranno essere collocati progressivamente nell’area contrattuale del credito, con un graduale miglioramento delle loro condizioni retributive.

I lavoratori in questione, pur avendo un orario lavorativo di quaranta ore settimanali e stipendi inferiori del 20% rispetto agli standard del contratto nazionale, avranno comunque un trattamento economico complessivamente più vantaggioso rispetto a quello del settore di provenienza e saranno inquadrati da subito nell’area contrattuale del credito.


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