Riceviamo e pubblichiamo – Mesi di attesa per interventi chirurgici anche delicati, lunghe liste d’attesa per ogni tipo di prestazione, macchinari nuovi e mai utilizzati per mancanza di tecnici, specialisti presenti una volta a settimana che devono far fronte ad oltre 600 pazienti, appuntamenti diagnostici fuori del carcere prenotati da mesi che saltano per mancanza di scorta.
Il sistema carcerario del Lazio ha una situazione infrastrutturale potenzialmente buona, con infermerie in ognuna delle 14 carceri della Regione, un centro clinico di rilievo nazionale a Regina Coeli, una infermeria di terzo livello a Rebibbia N.C., due strutture sanitarie protette all’ospedale “Pertini” di Roma e al “Belcolle” di Viterbo, una struttura di osservazione psichiatrica a Rebibbia N.C. ed una per i minorati psichici a Rebibbia Penale Rebibbia.
Ma queste strutture, per funzionare bene hanno bisogno di personale e di risorse, che non ci sono e, soprattutto, sono dimensionate su una capienza regolamentare di 4.500 detenuti, mentre oggi, nel Lazio, siamo arrivati ad oltre 6.800 reclusi.
Per questo, in queste ultime settimane, dopo i quattro decessi in un mese registrati solo a Roma, ho chiesto ai miei collaboratori di fare un check up alla sanità penitenziaria. I risultati che ne sono usciti disegnano un quadro a dir poco critico che conferma come quello alla salute sia quello più fra i meno garantiti in carcere.
Nel carcere Mammagialla di Viterbo, gli infermieri sono insufficienti, come a Cassino, dove ci sono molte difficoltà nell’ottenere il ricovero dei detenuti nell’ospedale cittadino, nonostante le richieste presentate dalla direzione sanitaria del carcere al pronto soccorso dell’ospedale.
A Frosinone, Cassino, Viterbo e Regina Coeli da mesi non è possibile effettuare la fisioterapia. In quest’ultimo carcere la situazione è ancor più delicata, visto che il Dap vi assegna detenuti da ogni parte d’Italia per le cure mediche e fisioterapiche.
A Frosinone mancano il diabetologo e l’ortopedico; cardiologo, infettivologo e psichiatra sono a disposizione solo poche ore al mese. Per questo problema, a Frosinone e a Viterbo, gli operatori sanitari hanno chiesto alle rispettive direzioni, senza avere risposta, l’aumento delle ore di infermieri e specialisti.
Se la situazione è preoccupante il continuo aumento della popolazione carceraria, causato dal sovraffollamento acuirà i disagi e le situazioni critiche. Una situazione, questa, per certi versi preventivabile visto lo stato in cui versa la sanità regionale e considerato che, dal 2008, la sanità in carcere è passata dal ministero della Giustizia alle Regioni e alle singole Asl.
Per questo siamo in continuo contatto sia con la Regione Lazio e con l’osservatorio regionale per la salute in carcere con le singole Asl per individuare quali, fra le situazioni più critiche, possono trovare una soluzione con l’impegno delle parti.
Angiolo Marroni
Garante dei detenuti del Lazio
