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| Gli arrestati |
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– Marco Zappa ha gli occhi stanchi e lo sguardo smarrito. Sono giorni che fa avanti e indietro dall’ospedale in cui il padre Ausonio è ricoverato. La feroce rapina di mercoledì notte, nella sua villa, ha fatto finire l’anziano in rianimazione. In coma, ma ancora aggrappato alla vita, anche se nessuno sa dire per quanto.
“Mio padre ha una fibra forte” dice Marco, accennando un sorriso e parlando un po’ al presente e un po’ al passato, come chi sa di doversi aspettare il peggio. “Era sempre attivo. Energico. Aveva il giardino e l’orto che lo tenevano impegnato tutta la giornata. Noi gli diciamo sempre: papà ma riposati… ma chi te lo fa fare? Lui niente. Sempre in movimento”.
Solo adesso si è dovuto fermare, dopo che due giovani rapinatori, mercoledì notte, hanno stroncato la sua resistenza a pugni e sprangate, mentre altri due facevano da palo. Ieri mattina, davanti al gip, hanno negato di aver colpito l’anziano col tubo di ferro trovato dai carabinieri. Ma alla loro versione Marco non crede. “Sono stati loro a dire ai carabinieri di aver usato la spranga e i carabinieri, poi, lo hanno detto a me. Io non provo odio nei loro confronti. Non desidero vendetta e non li voglio morti. Ma sapere che possano aver raccontato delle balle mi fa rabbia”.
Della rapina, Marco è stato avvertito intorno alle 5 di mercoledì mattina. Quel momento lo ricorda come un sogno: prima la telefonata dei carabinieri alla madre, che dormiva con lui nell’altro appartamento di loro proprietà a Viterbo. Poi la corsa a Bagnaia, ma i militari gli impediscono di entrare nella villa. E infine, l’altra corsa a Belcolle, dove i medici gli spiegano che suo padre è in coma.
Ora è pronto anche al peggio. Sa che il padre potrebbe morire da un momento all’altro, ma la fede lo conforta. “Per me e la mia famiglia la morte è l’inizio di una nuova vita. Ma se penso al momento dell’aggressione mi vengono i brividi. Immagino mio padre che aziona il sistema di allarme e loro che lo picchiano per vendetta. Se è ancora vivo, dobbiamo ringraziare i carabinieri. Quando sono arrivati a casa, mio padre stava morendo soffocato: riverso a terra, con la mandibola rotta e il sangue che fluiva, non riusciva a respirare. Un militare lo ha girato su un fianco e lui lo ha guardato come per dirgli grazie. E’ un’immagine che mi hanno raccontato e che non riesco a cancellare. Perché forse ha visto me in quel carabiniere. Forse mi ha chiamato…“.
Marco era uscito dalla villa un paio d’ore prima della rapina. Non è pentito di non essere rimasto a casa. Gli dispiace di più di essere uscito senza salutare suo padre. “Pensavo che dormisse e non volevo svegliarlo. Non riesco a colpevolizzarmi per averlo lasciato solo. Sono certo che era solo questione di tempo. Se non fosse successo mercoledì, sarebbe stato la notte successiva. Queste persone hanno controllato i miei spostamenti. Hanno aspettato che uscissi dalla villa e quando hanno visto che avevo parcheggiato la macchina nell’altro nostro appartamento, sono tornati alla villa per mettere a segno il colpo”.
Uno dei due rimasti a fare da palo ha vissuto un periodo con la famiglia Zappa. Aveva 13 anni. La madre faceva la badante alla nonna di Marco, che lo ricorda come un ragazzino problematico, un po’ sbandato e incline a combinare guai. “Una volta fu sospeso da scuola perché ingestibile. Un’altra volta ci arrivò una bolletta da 250 euro perché chiamava col telefono di casa quei numeri per scaricare le suonerie del cellulare. Sapeva che mio padre aveva ricevuto una medaglia placcata d’oro come onorificenza culturale. Non era di grande valore, ma forse la ricordava come un oggetto prezioso… da rubare. Ma da rubare non c’era niente in casa“. Zappa è in coma per un portafogli con poche decine di euro, qualche carta di credito e le chiavi della macchina.
Delle altre ville lì intorno i ladri hanno già fatto razzia. E ora che ha scoperto sulla sua pelle cosa significa, Marco vuole dire basta. Basta alle invasioni di estranei che stuprano, picchiano, uccidono per pochi spiccioli. Il fiume di violenza va arginato. E lui, da artista quale è, vuole arginarlo anzitutto con l’arte.
“Sto ideando una specie di manifesto ispirato un po’ a quello futurista. Quando sarà pronto lo farò divulgare. E’ solo il primo passo verso un movimento culturale più ampio, che vorrei partisse dal caso di mio padre, per poi arrivare, magari, a iniziative concrete, come ad esempio una proposta di legge. La gente è indignata e stanca di avere paura. Abbiamo bisogno di strutture di assistenza per questi ragazzi. Di prevenzione per i casi problematici. E abbiamo bisogno anche di espellere chi non rispetta le nostre leggi, perché le nostre carceri scoppiano. Non sono razzista. Chiedo solo che chi ha sbagliato paghi a casa sua. E soprattutto paghi”.







