Riceviamo e pubblichiamo – Siamo venute a conoscenza della programmazione che l’amministrazione di Fabrica di Roma e la proloco hanno elaborato per l’8 marzo, che è sicuramente molto lontana dalla nostra visione di una giornata che per noi, ma non solo per noi, ha il valore di memoria collettiva, più che di omaggio alla femminilità di per sé.
Con questa nota vogliamo rappresentare il nostro sconcerto per la costituzione del Trofeo Donna, da attribuirsi l’11 marzo al termine di un’esibizione di macchine d’epoca, iniziativa che ci sembra niente abbia a che fare con la giornata dedicata alle donne e con la rappresentazione del loro ruolo, dei loro diritti e dei loro saperi.
Se è vero che il linguaggio è l’espressione e la formazione della cultura di un popolo, abbinare la parola trofeo alla parola donna ha il sapore di conquista e sottomissione che rimanda implicitamente alla visione del rapporto tra i sessi fondato sulla subalternità femminile, all’idea di mascolinità che domina ancora nella nostra cultura.
Donna e motori è un vecchio e ormai obsoleto binomio, frutto di una non cultura delle relazioni e dei rapporti uomo-donna che sono poi alla base di ogni violenza e di ogni esclusione sociale delle donne.
Crediamo che sia importante come segnale di rispetto nei confronti del genere femminile modificare il titolo dell’evento, implicitamente detentore di messaggi scorretti, eliminando la parola donna e riconducendolo a un evento di altra portata, come è sempre stato.
Crediamo nella sensibilità delle istituzioni. E vogliamo chiudere riportando le parole pronunciate dal presidente Giorgio Napolitano, proprio in occasione dell’8 marzo.
“Per raggiungere una parità sostanziale uomo-donna. È necessario incidere essenzialmente sulla cultura diffusa, sulla concezione del ruolo della donna, sugli squilibri persistenti e capillari nelle relazioni tra i generi, su un’immagine consumistica che la riduce da soggetto a oggetto, propiziando comportamenti aggressivi che arrivano fino al delitto”.
Associazione Fabbrica delle donne
