– Solo una questione giudiziaria. Solo una questione giudiziaria. Solo una questione giudiziaria.
L’inchiesta che, per ora, vede indagata l’assessora Angela Birindelli e un paio di giornalisti locali è solo una questione giudiziaria.
Il confronto politico, lo scontro politico sono un’altra cosa. Mai, dico mai, si era vista una vicenda come questa nel panorama viterbese. Ovviamente ogni cittadino è innocente fino a sentenza definitiva, ma quello che viene prospettato dalla procura di Viterbo è qualcosa di terrificante.
Che qualcuno dei diretti interessati possa tentare di buttarla in politica è comprensibile. Un po’ meno che qualcuno dia loro una mano a farlo. Ma va sottolineato che la si butta in politica quando si è disperati. Come dire: è un segno di debolezza e non di forza.
Una delle ipotesi di reato formulate dalla magistratura, poi, non ha nessuna tipicità politica e neppure giornalistica. E’ un’ipotesi di reato qualunque. E’ un’ipotesi di reato.
Se le accuse risulteranno di qualche consistenza, vorrebbe dire che è stato scoperchiato un vaso di Pandora denso di collegamenti inquietanti tra una figura istituzionale di prima grandezza, alcuni operatori dell’informazione e altre persone tutte da mettere a fuoco. Collegamenti che di giorno in giorno appaiono espandersi. Sì perché l’accusa di corruzione presuppone due attori e per ora se ne conosce solo uno. E poi si son viste coincidenze veramente inquietanti. Ritardi nell’informazione, depistaggi, connivenze più o meno spontanee, benevolenze, minimizzazioni che fanno sospettare che ci si trovi di fronte a qualcosa di molto complesso e pericoloso.
Al di là della manovalanza, il problema è che è stata coinvolta una figura istituzionale veramente significativa.
E va detto che qui non c’entra nulla il centrodestra viterbese. La politica. Ma proprio nulla. Non c’entrano nulla neppure le lotte interne, che sono fisiologiche. In ballo qui ci sono solo i presunti comportamenti individuali di alcune persone che hanno nome e cognome. Gli eventuali collegamenti tra questi e altri soggetti.
Il centrodestra viterbese è denso di galantuomini che credo in questi giorni vivano con amarezza questa deriva.
Se le ipotesi di reato formulate dalla procura si riveleranno fondate, vorrebbe dire che qualcuno ha deciso di saltare il fosso e di adottare metodi che nulla hanno a che fare con la politica. Di costruire una macchina del fango che si muove come in un campo di battaglia. Senza fare prigionieri.
Se le ipotesi di reato formulate dalla procura si riveleranno fondate, non si tratterebbe di giornalismo né di politica. Uno dei reati ipotizzati per la Birindelli è concorso in tentata estorsione. Non mi risulta che la lotta politica in un partito la preveda.
Una lotta politica che, come è giusto, deve essere anche molto dura. Che vede normalmente, soprattutto in Italia, protagonisti anche mezzi d’informazione. Ma che non può degenerare in un reato sconvolgente come la tentata estorsione. In concorso per giunta.
Se le ipotesi di reato formulate dalla procura si riveleranno fondate, vorrebbe dire che in questa città c’è stato un salto di qualità terribile che la renderebbe simile a molte aree d’Italia dove lo stato di diritto è stato messo tra parentesi. Dove lo stato fa fatica a mostrare la propria presenza perché qualcuno si è inserito nei suoi gangli vitali per non farlo funzionare correttamente. Dove le persone vivono nel terrore di essere punite a suon di manganellature mediatiche.
Nessuno venga a raccontarci la favoletta della lotta politica, dello scontro tra fazioni interne ad un partito. Qui la cosa potrebbe essere fin troppo seria, per continuare raccontare favole e menzogne.
Come dice un grande artista: Povera patria…
Carlo Galeotti
