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– “Dire che a Viterbo si sta abbattendo il termalismo è un’eresia”.
Quindi chi non crede fermamente nel progetto Itet al Barco rischia la scomunica.
Domani la delocalizzazione di 90mila metri cubi d’edilizia non più turistico termale, ma abitativa dalle Zitelle al Barco approda in consiglio comunale e il sindaco Giulio Marini con la partecipazione dell’assessore Claudio Ubertini replica alla pioggia di critiche piovute sull’amministrazione comunale, calando l’asso. Una delibera datata 2004 cui si traccia il solco della sorgente alle Zitelle verso una direzione precisa. Le ex terme Inps e sottolineando un fatto: palazzo dei Priori non ha assassinato il termalismo a Viterbo.
“E’ un’eresia dirlo – spiega Marini – oggi ci sono due impianti e dobbiamo portare acqua all’impianto Inps. Altrimenti non ci sono abbastanza risorse”.
L’acqua delle Zitelle alla struttura chiusa da decenni è una novità. “L’Itet doveva realizzare un impianto con residence da 118 mila mc – ricorda Marini – nel 2001 però scade la concessione mineraria e nel 2004 il Comune chiede con una delibera approvata all’unanimità, di avere a sé la concessione.
Nella stessa delibera, in un piano di rilancio del termalismo, si stabilisce di destinare l’acqua alle ex Terme Inps, con tanto di relazione che trovo perfetta.
Tutto il consiglio ha votato a favore. L’impianto alle Zitelle non si poteva fare più, non avevano più la concessione”. Un bel pasticcio. Annacquato.
“Nel 2007 poi – spiega l’assessore Ubertini – l’Enac fa sapere che l’area è interessata da vincoli legati alla nuova pista per l’aeroporto. Ne nasce un ricorso al Tar da parte della società cui il Comune non si oppone, quindi l’Itet propone di trasferire in parte la cubatura”.
Quando i termini sono tutti scaduti e cambiando la destinazione. Non più edilizia turistica, ma abitazioni. Si può fare? Oltre all’eterno riposo c’è anche l’eterno diritto a costruire?
“Abbiamo chiesto il parere degli uffici comunali – osserva Marini – se mi dicono che il diritto edificatorio c’è, ho il dovere di portare a compimento la procedura. E ripeto, si tratta di una procedura, non è un arrivo. Poi dovrà fare tutto il suo iter in Regione.
La delibera parla solo d’indirizzo da portare all’accordo di programma regionale”.
Abitazioni al Barco, considerata area agricola di pregio. “Hanno un diritto – asserisce il primo cittadino – se sia o meno di pregio lo stabiliscono le norme. Dove sta scritto che il Barco lo è?”.
Il sindaco fa i conti. Da questa operazione il Comune ne guadagnerebbe, tra opere varie, qualcosa come sei milioni di euro in interventi, oltre quelli cui il privato è comunque obbligato a realizzare e terreni.
“L’amministrazione acquisirà 38 ettari, di cui 26 al Barigello e dodici al Barco, per verde pubblico e attrezzature sportive”.
Resta il fatto che oltre alla minoranza, la Lega Federalista e più di un consigliere nel Pdl è pronto a dire di no domani in consiglio.
“Oggi stiamo parlando di una pratica amministrativa – precisa Marini – dopo eventualmente faremo valutazioni politiche. C’è un diritto edificatorio che i privati hanno ed è escluso che al Barco ci siano reperti archeologici nel sottosuolo e comunque tutta l’iniziativa dovrà essere sottoposta alla Vas”.
Per convincere qualche eretico, Marini e Ubertini hanno predisposto anche un rendering di com’è oggi il Barco e di come sarà.
A cantiere chiuso ci saranno dodici palazzine da quattro piani l’una, quindici villette e dodici ettari di verde.
Nella fretta, sulla piantina futura è scomparsa una casa esistente, diventata un boschetto. Chi l’ha redatta avrà pensato che si trattava di un Parco e invece è il Barco.
Giuseppe Ferlicca




