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Minacce anche via sms

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Angela Birindelli

Angela Birindelli

Paolo Gianlorenzo

Viviana Tartaglini davanti alla procura

Minacce a mezzo stampa, ma anche via sms.

Sarebbe questo il nuovo risvolto nell’inchiesta della Procura di Viterbo per tentata estorsione. Tra gli indagati spicca l’assessore regionale all’Agricoltura Angela Birindelli.

Ipotesi di reato: corruzione e tentata estorsione in concorso con i giornalisti viterbesi Paolo Gianlorenzo e Viviana Tartaglini.

La contestazione mossa dalla magistratura, in pratica, è quella di aver usato il giornale diretto da Gianlorenzo, L’Opinione di Viterbo e Alto Lazio, per fare pressione su presunti nemici. Così si spiegherebbe, ad esempio, la serie di articoli incandescenti che hanno avuto come recente bersaglio il consigliere regionale Pdl Francesco Battistoni.

Ma c’è di più. Il pm titolare del fascicolo Massimiliano Siddi starebbe indagando su una serie di circostanze che potrebbero completare il già inquietante quadro delle presunte tentate estorsioni a mezzo stampa. Tra gli episodi sospetti, un sms dal contenuto minatorio, che sarebbe stato inviato da Gianlorenzo a Battistoni.

Il direttore dell’Opinione affermerebbe di essere in possesso di documenti che Battistoni conosce bene. Materiale che Gianlorenzo lascerebbe a intendere di voler pubblicare – e qui starebbe la minaccia -, a meno che il consigliere non gli venga incontro, accogliendo quell’implicita richiesta che, per la magistratura, si nasconde in quel messaggio.

Gianlorenzo, insomma, secondo la Procura, voleva qualcosa. Forse finanziamenti, come emergerebbe dalla denuncia sporta nei suoi confronti a fine 2011 da sei colleghi dell’Opinione.

E’ proprio in quella querela, secondo quanto riportato dai sei collaboratori, che Gianlorenzo definiva Battistoni “un nemico”. Ma non uno qualunque: “un nemico” col quale “bisogna sta’ equilibrati perché ce po’ fa’ male. Non possiamo prende i soldi delle pubblicità eventualmente dalla Regione”.

Per quanto riguarda l’ipotesi di reato di corruzione a carico della Birindelli, appare chiaro che prevede due persone. Da una parte il pubblico ufficiale, che riceve per sé un indebito vantaggio. Dall’altra un corruttore in grado di fornire il vantaggio in questione. E se il primo nome è quello dell’assessora, sul secondo gli inquirenti non si sbilanciano.


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