– Negozi aperti per trentatré domeniche più tre festività.
E’ questo il risultato dell’accordo firmato dalle associazioni di categoria e i sindacati sulla regolamentazione delle aperture domenicali e festive degli esercizi commerciali.
I firmatari, Confcommercio, Confesercenti, Lega regionale Lazio Coop, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uil Tucs, in coro, dicono no alle aperture selvagge dei negozi.
Il decreto sulle liberalizzazioni del governo Monti prevede 52 domeniche di apertura più le festività. Una situazione insostenibile le parti coinvolte nell’accordo. Il tempo libero è sacro e tutti devono goderne.
Il protocollo dunque riduce le domeniche a 32 (33 quest’anno) più tre festività. Un calendario che i negozianti saranno liberi di seguire no.
“Fino allo scorso anno – afferma il direttore di Ascom Mauro Barlozzini – eravamo abituati a trattare il calendario delle aperture con il Comune, che invece ora non se ne occupa più. L’apertura generalizzata non è positiva e in queste condizioni dovevamo trovare una soluzione”.
Così è nata l’idea del calendario. “Abbiamo capito che restare aperti tutte le domeniche comporta più costi che benefici. Tenendo conto delle esigenze della piccola e grande distribuzione – aggiunge Barlozzini – abbiamo realizzato un calendario“.
Le date stabilite serviranno a orientare i commercianti che saranno comunque liberi di seguirle o meno. “Non vogliamo fare imposizioni – continua -. Diamo solo delle indicazoni per una gestione positiva delle attività commerciali. Per noi è una soluzione ottimale e convenente in termini economici”.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Fortunato Mannino (Fisascat-Cisl). “Lavorare 52 settimane all’anno più le festività comporta gravi rischi – afferma -. I lavoratori non hanno tempo da dedicare alla famiglia e ai figli. Serviva una soluzione a tutto questo. I problemi del paese non si risolvono aprendo i negozi tute le domeniche.
L’accordo che abbiamo sottoscritto è il primo della nostra provincia. Salvaguarda i lavoratori – conclude -, evita il conflitto sociale e potrebbe essere un punto di partenza per regolare un settore difficile come quello del commercio“.
D’accordo anche Maria Elvira Fatiganti (Uil-Tucs). “La domenica è sacra – dice – e grazie all’accordo raggiunto è possibile tutelare la qualità di vita dei lavoratori, conciliando il mondo del lavoro con quello della famiglia”.
Soddisfazione anche per Carlo Proietti (Filcams-Cgil). “Credo l’accordo sia importante – afferma – perché tiene conto dell qualità della vita delle persone. Il settanta per cento dei lavoratori nel settore del commercio è donna. E’ mamma. L’apertura selvaggia dei negozi sottrae tempo alle famiglie. Servivano delle regole perché un paese che non ne ha è senza futuro”.
Proietti ha dunque definito l’accordo un grande risultato, anche se per il sindacalista il Comune poteva fare di più. “A oggi manca ancora la firma dell’amministrazione. Per me, così, il comune ha perso un’occasione storica – dice critico -. Doveva farsi garante dell’accordo e vigilare”.
Smorza le polemiche Barlozzini- “L’assessore Fattorini era presente all’incontro – dice il direttore di Confcommercio -. Non ha partecipato attivamente alla discussione, ma ha preso visione dell’accordo raggiunto chiedendoci di inviarglielo per la sigla.
Del resto non è la prima volta che le istituzioni – aggiunge concludendo il direttore di Ascom – partecipano ad accordi di questo tipo. La Toscana ne è un esempio. Ci auguriamo dunque che l’amministrazione possa a breve sostenere una scelta che per noi è valida”.





