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Sanità, è caos in tutta la Tuscia

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Giuseppe Parroncini

Riceviamo e pubblichiamo – Gli ultimi fatti di cronaca parlano di deportazioni di massa dall’ospedale di Acquapendente verso quello di Belcolle, dell’odissea dei pazienti nei corridoi, di persone con un infarto in corso sballottate da un nosocomio all’altro e costrette ad aspettare.

Intanto non si sa più a chi appellarsi per far ritornare la sanità nella Tuscia viterbese almeno entro i limiti della dignità, perché le vie istituzionali non hanno portato da nessuna parte.

Arrivati a questo punto però è il caso di dare un nome alla situazione. E quello che più le si addice è caos. I decreti della Polverini sono entrati in vigore e hanno portato tutti i tagli possibili, ma l’unico risultato è che non ci si capisce più nulla e che l’elettroencefalogramma della sanità ormai è piatto.

Tutto nell’indifferenza totale della Regione Lazio, ma anche della Ausl di Viterbo. Fino a oggi infatti si è pensato solo a togliere: non sono andate avanti neanche le questioni sulle quali era stato trovato un accordo.

Ad Acquapendente, ad esempio, è prevista l’istituzione di un nuovo servizio di degenza infermieristica con 15 posti letto. Darebbe una risposta all’utenza, sarebbe un segnale rispetto allo smantellamento totale della sanità della Tuscia e sarebbero impiegate le unità di personale già esistenti. Un’operazione a costo zero cui però non si dà seguito. Cosa si aspetta ad andare avanti? Di questo sono responsabili i vertici viterbesi, dalla direzione generale a quella sanitaria.

Cosa si può fare, quando tutti erano già stati messi in guardia sulle conseguenze di una simile politica, quando anche quanto concordato resta al palo? Un passo è quello di chiedere di anticipare la mozione sull’ospedale montano di Acquapendente, all’ordine del giorno del consiglio regionale ma presentata ormai cinque mesi fa e non ancora discussa.

Approvarla sarebbe importante quantomeno per restituire un minimo di dignità alla sanità dell’alta Tuscia e per frenare il congestionamento dell’ospedale viterbese, ridotto ormai allo stremo.

Giuseppe Parroncini
Consigliere regionale Pd


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