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Antonello Ricci ad Alatri

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Antonello Ricci

Antonello Ricci

– Antonello Ricci presenta il suo libro “La scrittura di viaggio di Marianna Dionigi” ad Alatri. L’evento si svolgerà sabato 5 maggio alle 17,30 presso la Sala Biblioteca comunale “Luigi Ceci”.

Relatori saranno Giovanni Fontana (poeta e performer) e Luca Attenni archeologo)e Sntonello Ricci. Presenterà Daniele Baldassarre (architetto).


Dalla prefazione di Vincenzo De Caprio

Fino a qualche anno fa la romana Marianna Candidi Dionigi (1757-1826), al cui attivo erano riconosciuti soprattutto alcuni dipinti di paesaggio e un libro di viaggio, era un personaggio pressoché sconosciuto al di fuori di una cerchia molto, ma davvero molto ristretta di specialisti.

Invece (e non solo nella Roma fra la seconda metà del Settecento e il primo Ottocento, dal momento che alta era la frequentazione anche internazionale del suo celebre salotto) la Dionigi era stata una figura parecchio nota come antiquaria, ma soprattutto come pittrice di bei quadri, come autrice di un trattatello sulla pittura di paesaggio e come autrice di un libro di viaggio nella Ciociaria che ancora oggi appare affascinante, uno fra i più bei libri di viaggio in Italia scritti in italiano nel primissimo Ottocento: Viaggi in alcune città del Lazio che diconsi fondate dal re Saturno.

E basterebbe solo questo testo per attestare la rarità e l’importanza dell’opera della Dionigi. Si pensi che a tutt’oggi i testi odeporici relativi a Roma e al Lazio scritti da donne fra il 1800 e il 1920 risultano essere soltanto quattro. E che di essi soltanto uno, appunto quello della Dionigi, appartiene alla prima metà dell’Ottocento. Per più di mezzo secolo la Dionigi non ha avuto emuli.

Come ben mostra il libro di Ricci, la scrittura in quest’opera supera il modello settecentesco ed illuministico di racconto del viaggio. Essa infatti ha un carattere fortemente soggettivo ed anche sentimentale: la viaggiatrice presenta se stessa non solo come spettatrice ma anche come parte integrante della scena narrata, ponendosi in prima persona come centro di sensazioni e sorgente di emozioni di fronte all’ambiente.

In questa soggettività del racconto, in questo esporre il proprio stato emotivo e in questo analizzare la propria inter-reazione con la realtà visitata, Marianna Dionigi rivela una infrazione al codice settecentesco dell’impersonalità e dell’imperturbabilità che a questa altezza cronologica è sorprendente in un testo odeporico italiano; testo che per giunta vuole essere il resoconto di un’indagine scientifico-antiquaria.


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