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Caro sindaco, pretendiamo spazi per la cultura

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Emanuela Dei Arci Lesbica

Emanuela Dei

Riceviamo e pubblichiamo – Gentile sindaco,

Il morto è sulla bara. Anzi il morto è dentro la bara. La cultura è morta. I suoi numerosi “corpi” sono disseminati per la città di Viterbo: palazzi, sale, logge oramai chiuse e fatiscenti che puzzano di vecchio e di cancrena. Noi viterbesi siamo così, abbiamo bisogno di fatti, di vedere cose reali. Ora che abbiamo dei ruderi e mura fradice ci siamo accorti che non c’’è un cinema o teatro o auditorium in questa città dove acculturarsi.

Caro sindaco, in questi giorni ho avuto la possibilità di stare tra i miei concittadini. A me piace tanto stare in mezzo alla gente. Ho contribuito a fare un po’’ di volantinaggio per sensibilizzare la popolazione sul fatto della chiusura di spazi culturali a Viterbo. Sono stata a piazza delle Erbe e ho incontrato vecchi e giovani, ricchi e poveri, viterbesi e stranieri.

Quando davo il volantino non dicevo:  “Facciamo il funerale alla cultura”. Da venditrice non mi sembra il miglior modo per attrarre una persona, ma dicevo “”Cinema e teatri aperti a Viterbo?”” e la gente mi risponedeva: “”Dove sono?””. Le risposte non erano strafottenti o sardoiniche, ma apparivano come quando si parla di una persona orami morta da tempo e si ipotizzi che il suo fantasma sia comparso improvvisamente dietro alle tue spalle.

A molte persone, alla mia domanda, brillavano gli occhi come se avessi fatto manifestare l’’ectoplasma di un loro caro estinto. I viterbesi non si sono dimenticati di cosa significhi fare cultura o cibarsene. Ce l’’hanno dentro, è nella nostra identità. I luoghi dove fare aggregazione, confrontarsi, godere di bel prodotto culturale c’’erano e ci ’abbiamo costruito pure delle piazze intorno.

Ai viterbesi piace stare insieme, parlare, crescere alimentarsi di notizie e nozioni che li aiuti a confrontarsi e a crescere come individui. Abbiamo bisogno di spazi proprio per stare insieme e parlare. Parlando con la gente ho sentito l’’amarezza, la sconfitta, il lutto e la rabbia per questa città che si sta lasciando andare. Il centro così triste e grigio. Negozi sfitti, una zona pedonale a fasi alterne, parcheggi inesistenti.

Una signora di Milano mi ha detto: “La vostra città è proprio bella, architettonicamente, ma non c’’è un negozio di artigianato, un alimentari. Volevo comperare i carciofini sott’’olio e non ci sono. Con tutti questi negozi di catena e di abbigliamento scadenti, mi sembra di stare in corso Buenos Aires a Milano””. Sono rimasta senza parole, ammutolita. L’’unica cosa che ho potuto spingere fuori dai denti è stata: “Signora, è la globalizzazione!”” Una cosa più stupida non la potevo dire, ma non ho saputo rispondere: “Perché che c’’entra Viterbo con i negozi di catena internazionali? Che c’’entra il mio corso con franchising di marche cinesi?”. Non so, eppure c’’è tanto in questa città e provincia. È come se ci fossimo dimenticati da dove veniamo, chi siamo, cosa c’i ha reso grandi.

Non abbiamo più identità siamo diventati “internazionali”. Signor sindaco lei parla di iniziative che partiranno, saranno, avranno. Io le parlo di ora di come è la situazione ora, e ora come ora Viterbo è morta. Corpi vuoti o corpi occupati da tutti tranne che viterbesi. Abbiamo bisogno di corpi per contenere lo spirito. Lo spirito della cultura è vivo e siamo noi a incarnarlo con le nostre idee, coraggio, aspirazioni, associazioni, spettacoli, esibizioni, ma abbiamo bisogno di “ corpi fatti di mura e mattoni per manifestarci.

Abbiamo bisogno di mura fisse e solide spazi, sale, teatri, cinema di tufo, con tetti scale, poltrone, cose solide. Abbiamo bisogno di far manifestare la cultura tutto l’’anno e non solo d’’estate o a Santa Rosa. D’’estate si fa tutto all’’aperto: gli spettacoli sono all’’aperto, così si risolvono molti problemi, e forse sono stati scavalcati, così, tanti problemi di locazione.

Ma signor sindaco la cultura non è solo estiva è anche tutto l’’anno. E se d’’inverno piove ci vogliono degli spazi chiusi in cui stare al caldo e poter godere insieme di un bel film o spettacolo. Abbiamo bisogno di spazi, coperti, comunali, dove chiunque qualsiasi associazione o cittadino possa accedere o chiedere di poter manifestare la sua cultura.

Tutte le culture sono legittime. La cultura non è di nessuno è laica e libera quindi ognuno dovrebbe avere la possibilità di poter proporre le sue idee in spazi adeguati. Signor sindaco, francamente, oggi mi vestirò di nero, sono in lutto, sono triste e mi sento dentro al cuore, veramente, di andare al funerale della cultura viterbese.

Emanuela Dei


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