![]() Francesco Mattioli |
![]() Umberto Cinalli |
– Poiché sono stato chiamato in causa dal signor Cinalli, mi permetto di approfittare dell’ospitalità di Tusciaweb per chiarire alcune cose.
Intanto, condivido il cento per cento di quel che denuncia il mio interlocutore, soprattutto a proposito degli spazi sottratti alla cultura, non solo nella città, ma soprattutto nei dibattiti politici che contano.
E sono contento che il signor Cinalli abbia tanto ardore nel voler difendere la cultura viterbese. A Viterbo non ci sono soltanto spazi che chiudono, ma anche menti che o chiudono o stanno chiudendo…
Vorrei chiarire inoltre che, come la crisi dello stesso cinema Genio sta ulteriormente a dimostrare, siamo di fronte a un processo molto complesso e molto ampio che non può essere liquidato con qualche giudizio frettoloso su questo o quel soggetto istituzionale, soprattutto locale.
E’ sotto gli occhi di tutti quel che sta accadendo in Italia e quanto siano precarie le risposte che, sulla cultura, sono costretti a dare gli amministratori, a prescindere dal loro colore politico.
Voglio perciò essere chiaro, caso mai non lo fossi stato: affondare la scure sul cinema Trieste rischia di passare più per un atto di vieto anticlericalismo che per un esercizio di civile protesta, perché tutto questo ambaradam non è scattato né con la chiusura del Metropolitan – a fini chiaramente speculativi – né con la chiusura del cinema Azzurro.
Caro Cinalli, visto che parla di “comportamento superficiale e pretestuoso della Curia”, siamo sicuri che per lei la polemica sul cinema Trieste è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso? Mi permette di continuare a dubitarne?
Chiarito – come spero – questo aspetto, resta in tutta evidenza la necessità che la società civile viterbese si impegni per riqualificare la propria cultura, insistendo soprattutto nel contraddittorio con la Regione Lazio, come avviene ormai da trent’anni a questa parte e con ogni colore politico della giunta.
La Regione Lazio continua a essere romanocentrica – e talvolta ciociarocentrica – ma non si governa un territorio con il bilancino demografico, né tanto meno con quello elettorale. Tanto per fare un esempio banale, ha visto, signor Cinalli, che fine ha fatto “Nitriti di Primavera”, rispetto a “Roma Cavalli”? E “Viterbo in fiore”? E il mio carissimo “Phersu d’Argento”, che la Provincia è costretta ad alternare con altre manifestazioni culturali?
Il signor Cinalli mi chiede cosa faccio io personalmente per la cultura viterbese. Non è né a lui, né ai lettori di Tusciaweb che devo snocciolare il mio curriculum, né devo appendermi via web medaglie sul petto; come minimo, sarebbe di cattivo gusto. Al signor Cinalli dico solo che o è molto giovane o ha la memoria corta, ma mi è simpatico lo stesso, perché la passione per la cultura ci accomuna.
In ogni caso, per quel che riguarda il cinema Trieste, è solo una questione di soldi; chi li ha e vuole qualcosa di diverso, li metta. Perché il problema è che, purtroppo, anche la cultura senza soldi non sopravvive.
Il tema, ovviamente, è interessante e meriterebbe una discussione seria e approfondita. Ma per quel che mi riguarda, se continua a colorarsi di pregiudizi ideologici e di polemiche ad personam, finisce qui.
Francesco Mattioli

