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“Defibrillatore, il sindaco poteva almeno venire alla cena”

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Riceviamo e pubblichiamo – Dispiace dover tornare nuovamente a parlare di un gesto che voleva essere solo di sensibilità sociale e che invece qualcuno vuole far scendere al livello di polemica politica, ma le dichiarazioni del sindaco Dottarelli mi costringono ad intervenire, essendo io uno tra i molti organizzatori della cena di beneficenza e una delle moltissime persone che poi ha partecipato alla cena.

Prima di tutto, per dovere di chiarezza, va sottolineato che il defibrillatore non è stato piazzato perché il sindaco ha telefonato al custode degli impianti sportivi invitandolo a non far montare nessuna teca presso gli impianti ed il custode, giustamente, si è attenuto a quelle direttive. Questi sono i fatti realmente accaduti.

Ora è ovvio che sia difficile per Dottarelli uscire dal ginepraio nel quale si è cacciato, ma è indubbio che avrebbe dovuto affrontare la cosa diversamente fin dall’inizio.

La sua sensibilità amministrativa, infatti, considerato che le casse dei Comuni non vivono certo un bel momento, avrebbe dovuto consigliarlo di ringraziare gli organizzatori per l’iniziativa messa in atto, augurandosi anzi che a questa ne facessero seguito altre dello stesso tipo.

La sua sensibilità sociale, poi, avrebbe dovuto consigliarlo di partecipare personalmente a quella cena, così come hanno fatto molte persone a lui vicine e alcuni tra i componenti del consiglio comunale, o quanto meno di lasciare comunque il suo contributo economico per la buona riuscita dell’iniziativa, così come hanno fatto altri cittadini.

La sua sensibilità politica, infine, avrebbe dovuto consigliarlo di non mettersi di traverso al posizionamento dello strumento ma di mandare addirittura un operaio del Comune ad effettuare il lavoro, al fine di sottolineare la vicinanza dell’istituzione che lui rappresenta ad iniziative del genere.

Il sindaco invece, e ce ne dispiace sinceramente, non ha trovato di meglio che accampare giustificazioni tutto sommato puerili e far passare per politica un’iniziativa che, ripeto, voleva e vuole essere solo di carattere sociale.

La sua reazione, oltre ad offendere in qualche modo la decisione dei cittadini – delle più svariate provenienze politiche – di partecipare alla cena, non depone certo a favore né della sua sensibilità amministrativa, né di quella sociale né, a maggior ragione, di quella politica.

Sarebbe bastato dire: “Scusate, c’è stato un equivoco e mi sono sbagliato!” Ma si sa… è una questione di sensibilità.

Radames Petti


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