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E il Trieste finisce sul Corriere della Sera

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Il cinema Trieste

(s.m.)- “Una via Crucis sui luoghi perduti della vita culturale”.

Così il Corriere della Sera definisce la spasmodica chiusura dei cinema di Viterbo. L’ultimo è il Trieste.

La vicenda del cinema teatro viterbese, che sorge sull’omonimo viale, è approdata alle pagine 1 e 15 della cronaca di Roma. Segno che il no alla morte dell’ennesimo spazio culturale di Viterbo risuona forte e chiaro anche sui media nazionali.

Il Trieste, del resto, è solo “l’ultimo caduto”. L’articolo di Stefania Ulivi, pubblicato sul Corriere cartaceo e online nell’edizione del 13 aprile, riporta per intero la lunga lista di vittime: il cinema Lux, l’Azzurro, il Metropolitan, il Corso, il San Leonardo e ora anche il Trieste. Una carneficina che, in pochi anni, ha annientato la vita culturale viterbese.

“Il Trieste – scrive il Corriere – che ha salutato i suoi spettatori pochi giorni fa con una proiezione gratuita di “The Artist”, era l’ultimo spazio in città dove vedere film d’autore e spettacoli teatrali. Sala strapiena, commozione, racconta l’esercente Michele Sessa, che con il padre Paolo da vent’anni gestiva la sala parrocchiale che tra un film e l’altro ospitava spettacoli e laboratori teatrali”.

Ora, com’è ormai noto, la Curia reclama lo spazio di cui è proprietaria. Da qui, il mancato rinnovo del contratto agli esercenti, con tutto quello che ne è conseguito: un altro cinema in meno per Viterbo e la nascita di un accanito gruppo che lo rivuole, il Comitato cinema Trieste aperto. Proprio dal gruppo è partito il “funerale pubblico in programma il prossimo 21 aprile”, citato anche dal Corriere della Sera: un vero e proprio corteo funebre per annunciare la morte della cultura.

“Chi vuole vedere un film a Viterbo – si legge sull’articolo del quotidiano – deve prendere la macchina arrivare alla multisala di Vitorchiano, oppure fermarsi al Trento, altra sala parrocchiale dal futuro incerto. La crisi della sale indipendenti (spesso ospitate in edifici religiosi) è drammatica. Non va meglio per il teatro: quello comunale è chiuso per ristrutturazione, non si sa quando riaprirà. Bisogna spingersi a Tuscania”.

Per il cinema Trieste si è mobilitato anche il regista Giovanni Veronesi che, da Twitter, ha proposto di passare alle maniere forti: “Non lasciatelo morire, dobbiamo farlo riaprire a costo di occuparlo come il Valle”. “Ma non tutti a Viterbo sono pronti a seguirlo in un’eventuale occupazione. “Non siamo contro la Curia, sia chiaro”. In fondo è pur sempre la città dei Papi”, conclude amaramente il Corriere.


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